Distano pochi chilometri, la Basilica di San Pietro e la Basilica di Santa Sofia, che a Roma è dedicata al culto della comunità greco-cattolico ucraina. Ma quella distanza, quest’anno, sarà colmata da due dati. Il primo è che quest’anno per rito latino e rito orientale la Pasqua cade nello stesso giorno: non succede spesso. Il secondo è che Papa Francesco ha un legame speciale con la Basilica di Santa Sofia: lì è sepolto padre Stepan Chmil, che fu colui che introdusse il Papa al rito orientale.
Quella umanitaria in Ucraina è una emergenza, “nel cuore” del continente europeo, “che non può e non deve restare invisibile”. Quando il conflitto nelle regioni orientali del Paese tra governativi e separatisti filorussi sta entrando nel suo quarto anno, con un bilancio ufficiale di almeno 10 mila morti, l’arcivescovo maggiore di Kiev-Halyč, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, a nome della Chiesa greco-cattolica ucraina lancia un appello alla comunità internazionale per fermare le violenze. Sul terreno infatti non pare rispettata la tregua scattata ad inizio settimana e l’Osce denuncia come non vengano osservate le intese sul ritiro delle armi pesanti, previste dagli accordi di Minsk.
Il 7 settembre 1984 chiudeva a Roma la sua lunga e travagliata esistenza il cardinale Josyf Slipyj, Arcivescovo Maggiore di Leopoli degli Ucraini.
Nato il 17 febbraio 1892 a Zazdrist, nell’Ucraina Occidentale, a venticinque anni, il 30 settembre 1917, è ordinato sacerdote a Univ. Rettore nel 1925 del seminario di Lviv e nel 1929 dell’accademia teologica della stessa città, nel settembre dei 1939 viene nominato esarca dell’Ucraina Orientale e nel dicembre dello stesso anno arcivescovo coadiutore del metropolita Andrey Sheptytskyj. Il 1 novembre 1944 il metropolita Sheptytskyj muore e Josyf Slipyj diventa metropolita.
L’11 aprile 1945 viene arrestato dai sovietici e nel 1946 subisce una prima condanna a otto anni di lavori forzati. Nel 1953 viene condannato per la seconda volta a cinque anni di Siberia e nel 1958 subisce la terza condanna a quattro anni di lavori forzati. li 28 marzo 1960 viene nominato cardinale in pectore da Papa Giovanni XXIII, e nel 1962, a settant’anni patisce la quarta condanna, questa volta consistente nella deportazione a vita in Mordovia.
Queste pagine sono un omaggio alla vita, al coraggio e all’esempio di una delle grandi figure del ventesimo secolo, Josyf Cardinale Slipyj, padre e capo della Chiesa Cattolica Ucraina, morto in esilio a Roma il 7 settembre 1984. Era un appassionato studioso. Un sacerdote e un vescovo che luminosamente guidava un gregge tormentato e disperso. È stato certamente il più grande ucraino del suo tempo. Confessore di Cristo, imprigionato, torturato, affamato, esposto al freddo polare, deriso, svilito, ingiuriato: tutto sopportò per l’unità del Corpo Mistico.





