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Жировицька Богородиця

Santi Cirillo e Metodio, gli Apostoli degli Slavi, i compatroni d'Europa

Svyati Kyrylo i Metodij«La loro opera costituisce un contributo eminente
per il formarsi delle comuni radici cristiane dell'Europa,
quelle radici che per la loro solidità e vitalità
configurano uno dei più solidi punti di riferimento,
da cui non può prescindere ogni serio tentativo
di ricomporre in modo nuovo e attuale l'unità del continente».

Giovanni Paolo II,
L’enciclica «Slavorum apostoli».


I Santi fratelli Cirillo e Metodio, nativi a Tessalonica - la città dove svolse il suo apostolato San Paolo apostolo, gli apostoli degli Slavi sono stati inviati l'intorno all'863 dalla Chiesa bizantina e per ordine dell'imperatore Michele III nella loro missione presso gli Slavi. Come afferma la vita di San Cirillo (Costantino), a Chersoneso (Crimea) oltre le reliquie trovarono anche il Vangelo e il Salterio “nella scrittura di Rus'”. Loro hanno trasformato già esistente scrittura slava, basandosi sul greco, cambiandolo significativamente, adottandolo per il sistema audio slavo e sviluppando l'alfabeto glagolitico; migliorato in seguito successivamente è stato chiamato cirillico. Celebrando la liturgia nelle lingue locali seminarono terreno per una cultura cristiana dei popoli slavi. Ambedue i fratelli hanno lavorato sull’Evangeliario (pericopi liturgiche del Nuovo Testamento), il Salterio, vari testi liturgici in lingua slava. Metodio insieme ai suoi discepoli, già dopo la morte del fratello, fecero la traduzione della Sacra Scrittura, il Nomocanone e il Libro dei Padri.

I fratelli Cirillo e Metodio, i santi maestri e illuminatori degli slavi chiamati anche uguali agli apostoli, provenivano da una famiglia nobile e pia che viveva nella città greca di Salonicco. San Metodio era il maggiore dei sette fratelli, San Costantino (Cirillo è il suo nome monastico) era il più giovane. San Metodio era dapprima un militare ed era il sovrano di uno dei principati slavi subordinati all'impero bizantino, apparentemente bulgaro, che gli diede l'opportunità di imparare la lingua slava. Dopo aver soggiornato lì per circa dieci anni, San Metodio divenne poi un monaco in uno dei monasteri sul Monte Olimpo.

San Costantino (Cirillo) fin dalla tenera età si distinse per le grandi capacità e studiò insieme all'imperatore Michele dai migliori maestri di Costantinopoli, tra cui Fozio, futuro patriarca di Costantinopoli. San Costantino comprendeva perfettamente tutte le scienze del suo tempo e molte lingue, studiò particolarmente diligentemente le opere di San Gregorio il Teologo. Per la sua mente e la sua eccezionale conoscenza, San Costantino ricevette il titolo di Filosofo (il Saggio). Al termine del suo insegnamento, San Costantino fu nominato curatore della biblioteca patriarcale presso la chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli, ma presto lasciò la capitale e si ritirò segretamente in un monastero. Cercato lì e tornato a Costantinopoli, fu assegnato come insegnante di filosofia a Costantinopoli. La saggezza e la forza di fede dell'ancora giovanissimo Costantino furono così grandi che riuscì a sconfiggere nel dibattito il capo degli iconoclasti eretici Annio. Dopo questa vittoria, Costantino fu inviato dall'imperatore a discutere della Santissima Trinità con i Saraceni (musulmani) e vinse anche lui. Al ritorno, San Costantino si ritirò presso suo fratello san Metodio sull'Olimpo, trascorrendo il tempo nelle preghiere incessanti e leggendo le opere dei Santi Padri.

Poi l'imperatore convocò entrambi i santi fratelli dal monastero e li mandò dai khazari per predicare il Vangelo. Lungo la strada, si fermarono per qualche tempo nella città Chersoneso (in gr. ant. Χερσόνησος, Korsun) preparandosi per le predice. Là i santi fratelli trovarono miracolosamente le reliquie del papa martire Clemente.

Nello stesso luogo, a Korsun, San Costantino trovò il Vangelo e il Salterio, scritti nell'antica lingua ucraina e un uomo che parlava in questa lingua, e cominciò a imparare da quest'uomo a leggere e parlare nella sua lingua. Successivamente, i santi fratelli si recarono dai khazari, dove vinsero il dibattito con ebrei e musulmani, predicando la dottrina del Vangelo. Sulla via del ritorno, i fratelli visitarono nuovamente Korsun e, portando lì le reliquie di San Clemente.

Poiché Bisanzio non sosteneva sufficientemente i suoi missionari, essi cercarono l'appoggio a Roma. Nel 867 loro vennero sull'invito del pontifico a Roma, trovando una buona accoglienza. Papa Adriano II autenticò la loro missione e accettò il loro apostolato, approvò i libri liturgici in paleoslavo e ordinò di deporli sull'altare della chiesa di Santa Maria ad Praesepe (basilica pontificia di Santa Maria Maggiore a Roma).

I fratelli Cirillo e Metodio avevano portato dalla Crimea le reliquie del papa Clemente (88-97) ritrovati nel 861 insieme allo strumento del suo martirio: l'àncora. Il corpo di San Clemente fu traslato dal Chersoneso (Crimea, Ucraina) e fu deposto nella basilica dedicata al suo onore a Roma.

A Roma Cirillo si ammalò e si consacrò a Dio nel monastero greco (verosimilmente di Santa Prassede), cambiando il suo nome di battesimo Costantino con il nome monastico Cirillo. Morì a Roma nell'869. Le sue reliquie furono portate alla Chiesa di San Clemente e sono state deposte vicino alle ceneri di San Clemente nel sepolcro che il papa Adriano II preparò per se stesso con gli onori previsti per i pontefici. Secondo le fonti Legenda Italica e Vita Constantini, Cirillo fu originariamente sepolto in una grande tomba a destra dell'altare.

Forse proprio a Roma fu scritta la prima versione della Vita estesa di Cirillo. Nella Vita sono stati inclusi i frammenti delle sue opere (per esempio, l'inno al papa Clemente I, un racconto sull'acquisizione delle sue reliquie). Dalla Vita di San Cirillo sappiamo che per questo che amò tanto la letteratura e l'ascetismo fu chiamato il Filosofo. Sulla base di questa breve versione, un testo più completo fu compilato intorno all'873-879.

La Vita di Cirillo possa essere stata scritta dai suoi discepoli Clemente di Ochrida, ed altri sotto la guida di San Metodio. Il testo è considerato una delle fonti fondamentali sulla storia dell'Europa centrale nella seconda metà del IX secolo e fa parte delle cosiddette leggende moravo-pannoniche.

Nel giugno dell'anno 880 con la lettera pontificia "Industriae tuae" al principe di Kyiv Sviatopolk il papa Giovanni VIII approvò la lingua paleoslava come una lingua liturgica.

Metodio ritornò a Moravia, poi venne fatto vescovo dal papa (gli fu assegnata sede Sirmium), continuando la missione fra crescenti difficoltà come un legato apostolico ad gentes. Morì il 6 aprile del 885. La missione avviata da Metodio contribuì a diffondere la Buona Novella nelle terre della Ucraina-Rus’. Calunniato per le sue iniziative e ostacolato dalle opposizioni tra Oriente e Occidente e dai conflitti fra principi slavi e germanici, non si scostò mai dalle regole essenziali dell’apostolato cristiano: adattamento del messaggio alla cultura del popolo, valorizzazione dei punti di aggancio del Vangelo con la mentalità della gente, rigetto della uniformità nella ricerca dell’unità.

La vita di San Metodio è stata un monumento dell'agiografia bulgara ed era diffusa nell'antica letteratura ucraina.

Il culto di Cirillo e Metodio iniziò subito dopo la loro morte e presto furono annoverati tra i santi. Le loro vite furono creati nel IX secolo. I nomi di Cirillo e Metodio compaiono nel calendario del Vangelo della prima metà dell'XI secolo. La prima venerazione di Cirillo e Metodio in Rus' di Kyiv è testimoniata dall'inclusione dei loro nomi nel calendario del Vangelo di Ostromyr (1056-57). Gli Uffici più antichi ai santi giunti fino ai nostri giorni risalgono al XIII secolo.

Nel 1880 Leone XIII (1878-1903) con l’enciclica "Grande Munus" ricordò a tutta la Chiesa gli straordinari meriti dei SS. Cirillo e Metodio per l'opera dell'evangelizzazione degli slavi ed estese il loro culto alla Chiesa universale.

Il papa Pio XI con la Lettera apostolica Quod Sanctum Cyrillum, nella quale qualificò due fratelli, come "figli dell‟Oriente, di patria bizantini, d’origine greci, per missione romani, per i frutti apostolici slavi" (AAS. 19 [1927] 93-96).

l Papa Giovanni XXIII scrisse l'epistola apostolica "Magnifici eventus" (l'11 maggio del 1963) dedicata a loro. Il 31 dicembre del 1980 con la lettera apostolica "Egregiae virtutis" Giovanni Paolo II proclamò i Santi Cirillo e Metodio i compatroni d'Europa. “I santi fratelli da Tessalonica mettono in risalto prima il contributo dell’antica cultura greca e, in seguito, la portata dell’irradiazione della Chiesa di Costantinopoli e della tradizione orientale, la quale si è così profondamente iscritta nella spiritualità e nella cultura di tanti popoli e nazioni nella parte orientale del continente europeo”, - scrisse il santo papa Giovanni Paolo II in questa lettera.

Il 2 giugno del 1985 uscì la sua l'Enciclica "Slavorum Apostoli", nella quale spiegò l'universalità della Chiesa con il rispetto verso la propria identità di ciascuno: "Cirillo e Metodio sono come gli anelli di congiunzione, o come un ponte spirituale tra la tradizione occidentale e quella orientale, che confluiscono entrambe nell'unica grande Tradizione della Chiesa Universale. Essi sono per noi i campioni ed insieme i patroni dello sforzo ecumenico delle Chiese sorelle d'Oriente e d'Occidente, per ritrovare mediante il dialogo e la preghiera l'unità visibile nella comunione perfetta e totale". I santi Cirillo e Metodio sono patroni di tutti i popoli slavi.

Blazennishyj Sviatoslav i Kardynal Rylko S. Maria MaggioreIl cardinale Rylko e Sua Beatitudine Sviatoslav la targa con ringraziamento dal popolo ucraino
nella basilica Santa Maria Maggiore a Roma

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di Yaryna Moroz Sarno

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