Beato Giuseppe d'Arimatea,
depose dall'albero il tuo corpo purissimo,
lo avvolse nella pura sindone con aromi,
lo accudì e lo pose nel sepolcro nuovo
(Tropario di Venerdì Santo)
Il vertice degli uffici della Passione costituisce l'Ufficio della Sepoltura del Signore con il cantico degli enkomia, (lamento funebre o lamentazione sull'epitafios).
Alla conclusione della celebrazione maestosa dei Vespri del Venerdì Santo si pone al centro l’immagine di Cristo nel sepolcro sulla particolarmente venerata Sacra Sindone. Principalmente, nella parte centrale della Sindone è rafiggurata la Deposizione di Gesù Cristo nel Sepolcro. Al canto dell'Apolitikion "Il beato Giuseppe d'Arimatea, deposto dalla Croce l'intemerato Tuo corpo, lo avvolse in una candida sindone con aromi e, resi gli onori funebri, lo pose in un sepolcro nuovo" in processione retto da quattro presbiteri viene potato al centro della chiesa e solennemente esposto l'epitafion, il velo ricamato (dipinto) che rappresenta il corpo del Signore nella sua sepoltura.
L'Epitaphios (Ἐπιτάφιος, epitáphios, o Ἐπιτάφιον, epitáphion; Плащаниця, plashchanitsa), velo funerario, come fosse il Corpo di Cristo condotto alla tomba, si pone solennemente nel fatos o un'arca ricoperto di fiori, che simboleggia il Santo Sepolcro, per rendergli omaggio. Lo venerano i sacerdoti e il popolo, baciandolo. Per San Germano, Patriarca di Costantinopoli (713 -730) l'Epitaphios è un simbolo della pietra con cui Giuseppe d'Arimatea coprì la tomba del Signore. Secondo Simeone di Tessalonica († 1429), l'Epitaphios simboleggia Gesù nudo e morto, che viene portato alla tomba.
L'iconografia del Cristo sofferente aveva il suo sviluppo nell'Oriente attraverso l'imago pietatis e degli epitafioi con Cristo deposto rappresentato in posa sindonica che erano in uso liturgico nel Venerdì Santo a partire dal XII secolo. L'epitafio potrebbe considerarsi come una riproduzione della Sindone, che, secondo alcune testimonianze, c'era a Costantinopoli in questi tempi (per esempio, Constantinus VII Porphyrogenitus, De contionibus militaribus, 8).
Nel mattutino del Sabato Santo nella Chiesa della tradizione bizantina con i lamenti funebri si piange sulla deposizione di Cristo. L'epitafion sull'arca viene portato fuori del tempio in processione al canto di un lungo tropario.
Al Sabato Santo davanti all'epitafion si canta gli enkomia. All'inizio della veglia pasquale, durante la notte di Pasqua, l'epitafion si toglie dall'arca e si depone sull'altare, rimanendo tutto il tempo pasquale е fino alla vigilia dell'Ascensione.
La pratica devozionale dell'adorazione dell'Epitafios fu conosciuta in Ucraina dal XIV secolo con l'arrivo della Regola gerosolimitana introdotta dal metropolita Cipriano (m. 1406). Le riproduzione dei luoghi sacri della Città Santa, cominciando dal Santo Sepolcro, furono già diffusi a Costantinopoli, da dove proveniva il metropolita. L'adorazione della Sacra Sindone dai secoli XVII-XVIII diventa una pratica comune a tutta la Chiesa orientale.
“Quando Tu, il Redentore di tutti,
fosti posto per tutti nel sepolcro nuovo,
l’Ade, che di nessuno ha timore, vedendo Te si chinò impaurito.
I chiavistelli furono infranti, le porte sconquassate,
le tombe furono aperte, i morti risuscitati.
Allora Adamo, con gioiosa gratitudine, Ti gridò:
“Gloria alla tua condiscendenza, o Misericordioso Sovrano”.
Yaryna Moroz Sarno





