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Parrocchia ucraina a Roma

hiesa cattedrale

Madonna di Zhyrovyci e Santi Martiri Sergio e Bacco

Жировицька Богородиця

L'Annunciazione del Signore

Il ricamo con il filo doro XVIII secolo KyivVenite con l’Arcangelo Gabriele, andiamo assieme dalla vergine Maria e salutiamola
come madre e nutrice della nostra vita. Non è conveniente solo per il capo degli angeli
salutare la regina, ma anche a noi poveri è lecito vederla e rivolgere la parola a lei,
Madre di Dio, che tutte le generazioni proclamano beata, e invocare:
"Rallegrati, illibata! Rallegrati giovinetta eletta da Dio! Rallegrati, santa!
Rallegrati, amabile e buona! Rallegrati, gioia degli occhi!
Rallegrati, inseminata! Rallegrati, incorrotta!
Rallegrati, madre che non ha conosciuto uomo!
Rallegrati, sposa non sposata!"

Inno dell’Annunciazione di Romano il Melode (+560)

"Oggi inizia la nostra salvezza e la manifestazione dell'eterno mistero:
il Figlio di Dio diviene Figlio della Vergine e Gabriele annunzia la grazia.
Con lui gridiamo alla Madre di Dio:
Salve, o piena di grazie, il Signore è con te.
A te, condottiera che per noi combatti, noi tuoi sevi,
salvati dai pericoli, dedichiamo,
l'inno della vittoria, come canto di ringraziamento,
o Madre di Dio. Ma tu che possiedi una forza invincibile,
liberaci da tutti i pericoli, affinché possiamo gridarti:
Rallegrati, o sposa inviolata"

(dall'inno dell'Annuciazione, apolytikion, tropario, voce 4)

 

Il mistero dell’Incarnazione del Verbo nell'anno liturgico è rappresentato dalla festa dell'Annuciazione. L’evento dell’Annunciazione del Signore è descritto nel Vangelo di Luca (1,26-38), nella letteratura apocrifa: il Protovangelo di Gioacomo e il Libro della nascita di Maria Santissima e l'infanzia del Salvatore" ("Il Vangelo di Pseudo-Matteo"). Una delle più antiche testimonianze nel culto dell'Annunziata esiste già nella preghiera eucaristica della prima metà del secolo III (di Ippolito (?)) che si rivolge a Maria con queste parole: “Inviato dal cielo nel seno della Vergine….nato dallo Spirito e dalla Vergine”. Nel III secolo apparve la preghiera Sub tuum praesidium, considerata la più antica preghiera alla Madonna, dove la maternità di Maria si presenta con il termine di Theotokos (ϑεοτόκος) ciò e stato confermato nel concilio di Efeso nel 431.

Se le rappresetazioni dell'Annunciazione sono già presenti negli affresci della catacombe dalla seconda metà del II - la prima metà del III secolo (le catacombe di Priscilla, Pietro e Marcellino e di Nuovo cimitero di via Latina, la metà del IV secolo), molto probabile che l'origine della festa risale alla Palestina del IV secolo, dove si celebrava il ricordo dell’Incarnazione relativo all'Annunciazione, già fin dal IV secolo esisteva una basilica dedicata all’Annunciazione a Nazareth. Nonostante ciò la prima notizia sulla celebrazione della festa risale a non prima della metà del VI secolo: il vescovo di Efeso Abramo scrisse l'omelia In Annuntiatione Deiparae, nominando la magnam festivitatem del mese di marzo. Con il titolo di Annuntiatio Domini, Annuntiatio Christi, Conceptio Christi la solennità del 7 aprile (25 marzo) è stata testimoniata da San Proclo, patriarca di Costantinopoli (m. 446). Perlomeno dalla prima metà del VI secolo la Chiesa di Costantinopoli celebra la solennità l’Euaggelismòs (Annunciazione) il 25 marzo universalmente. Queste celebrazioni si trasferiranno a Roma e in Spagna nel secolo seguente.

La Chiesa di Roma seguì la decisione dell’Oriente. Come testimoniò Leone Magno (+461), molto presto si accettò la data del 25 marzo (possibile che anteriore al Concilio di Efeso (431)) anche a Milano, così entrò la duplice celebrazione del mistero dell’Annunciazione: 25 marzo e VI Domenica d'Avvento. Il Chronicon Pascale del 624 parla dell’Annunciazione come della festa entrata già da tempo nel Calendario della Chiesa latina.

Secondo alcune ricerche storiche, la festa dell’Annunciazione è sorta all’interno della celebrazione del Natale, come conseguenza o come preparazione. L’Annunciazione si stabilì la data del 7 aprile (25 marzo) in stretta correlazione con la solennità del Natale al 7 gennaio (25 dicembre).

Tuttavia la festa cadeva in Quaresima, tempo riservato esclusivamente al culto cristologico. Il concilio Trullano del 692 stabilì che in Quaresima si sarebbe fatta un’eccezione per l’Annunciazione (eccezione valida ancor oggi per tutte le Chiese).

Dal II secolo San Giustino e Sant'Ireneo parlano di Maria come della Nuova Eva, senza la quale l'idea di un Nuovo Adamo sarebbe impensabile. «Non è bene che l'uomo sia solo», aveva detto il Signore Dio. «Voglio fargli un aiuto che gli sia simile» (Gi 2, 18). E Dio aveva posto Eva presso Adamo, ed essi furono «due in una sola carne». Come Adamo non aveva ragione d'esistere che in funzione di «Colui che doveva venire», così Eva sarà perfettamente realizzata da una Donna, quella stessa che la Genesi annunciava come trionfatrice del Serpente: «Io porrò inimicizia fra te e la donna, tra la tua discendenza e la sua discendenza» (Gv 3,15). Presso il Cristo, Dio ha posto «un aiuto che gli sia simile»: la Donna «benedetta più di tutte le donne», Maria. Nel suo Diatessaron Efremo il Siro (+373) commentava: "La morte fece il suo ingresso attraverso l'orecchio di Eva, perciò la vita entrato l'orecchio di Maria".

Gregorio di Nissa nell'Omelia sul Cantico dei Cantici, rappresentando il parallelismo tra Eva e Maria, sottolineava che la Nuova Eva doveva cominciare il tempo della sua gravidanza con la gioia e terminare il suo parto nella gioia: «Bandendo la tristezza, l'Angelo le dice: "Rallegrati"». «...Ma come un "figlio ci è stato dato" senza (aver avuto) padre, così il bambino è stato messo al mondo senza il dolore del parto. Come, infatti, la Vergine non poté sapere come nel proprio corpo si formò il corpo che riceveva la divinità, così non provò alcuna sensazione dolorosa del suo parto; la profezia aveva attestato per lei l'assenza di dolore del suo parto. Isaia ha detto infatti: "Prima di essere in travaglio, ha partorito; prima che le venissero i dolori, ha dato alla luce un maschio" (Is 66,7). Ecco perché, "insigne più di diecimila" (Ct 5,10) meravigliando per una tale novità, ella disorientò il corso normale della natura. Ella non cominciò nel piacere e non terminò con il dolore. Anche questo avviene secondo il concatenamento (logico) e non è fuori del verosimile. Poiché infatti colei che con il proprio peccato introdusse la morte nella (nostra) natura fu condannata (da Dio) a partorire nelle tristezze e nei dolori, bisognava assolutamente che la madre della Vita cominciasse il tempo della gravidanza con la gioia e concludesse il parto nella gioia. "Rallegrati!" infatti "ricolma di grazia", le dice l'Arcangelo, bandendo con questa parola la tristezza che fu legata al parto dall'origine a causa del peccato. Di conseguenza, Costui (il Cristo) il solo fra tutte "le miriadi" che sia divenuto tale per la novità e per la particolarità della sua nascita, lui che fu ben chiamato "bianco e vermiglio" per la sua carne e il suo sangue (che fu chiamato) "insigne più di diecimila" (Ct 5, 10) e ciò a causa della incorruttibilità e della non-sofferenza di questo fanciullo privilegiato fra tutti».

Nell'inno di San Giovanni Crisostomo (†407) si canta:

«L'Angelo arriva presso la Vergine e, avanzando dice:
"Rallegrati, ricolma di grazia!".
Apostrofa la serva come una padrona
e come se fosse già divenuta la Madre del Signore.
"Rallegrati, ricolma di grazia!"
La prima delle tue antenate, Eva, disobbedendo
meritò la condanna a partorire i figli nel dolore;
per te, al contrario, l'indirizzo è invito alla gioia.
Quella generò Caino e, con lui, mise al mondo l'invidia e la morte.
Tu, al contrarlo, metti al mondo un Figlio
che dà a tutti la Vita e l'incorruttibilità.
Rallegrati dunque, ed esulta!
Schiaccia la testa al Serpente!
Rallegrati, o ricolma di grazia!
Poiché la maledizione è finita,
la corruzione è dissipata, la tristezza svanisce,
la gioia fiorisce, la felicità preannunciata dai profeti si realizza.
Lo Spirito Santo aveva annunziato,
parlando per bocca d'Isaia:
"Ecco: la Vergine accoglie un figlio nel suo seno e lo mette al mondo" (Is 7,14).
Quella Vergine, sei tu!
Rallegrati dunque, o ricolma di grazia!
Tu sei piaciuta a Colui che ha plasmato il mondo,
Sei piaciuta a Colui che ha creato tutto,
Sei piaciuta al Creatore.
Sei piaciuta a Colui che si sazia di bellezza.
Tu hai trovato uno Sposo che protegge la tua verginità e non la distrugge;
Tu hai trovato uno Sposo che,
a motivo del suo grande amore per gli uomini,
ha voluto diventar Tuo Figlio.
Il Signore è con te!
Egli è in te, Colui che è dappertutto,
È con te e da te, Colui che, nel cielo, è il Signore,
che, nelle profondità, è il Santissimo,
che, in tutta la creazione, è il Demiurgo,
Creatore sui Cherubini, Guida del mondo sui Serafini,
il Figlio, in seno al Padre, il Figlio unigenito, nel tuo seno,
il Signore, in un modo che solo Egli conosce,
Tutto intero dappertutto e Tutto intero dentro di te!
Benedetta sei tu fra tutte le donne!
Poiché sei stata trovata degna d'albergare un tale Signore,
poiché, di tua volontà, hai racchiuso dentro di te
Colui che nulla può contenere,
poiché tu hai accolto Colui che riempie tutte le cose,
poiché sei divenuta il luogo purissimo dove si realizza la Salvezza,
poiché all'ingresso del nostro Re nella Vita
sei apparsa come il suo degnissimo carro.
Poiché ti sei mostrata lo scrigno dello Spirito Santo,
Benedetta sei tu fra tutte le donne!» (PG 62, 765-766)

San Gregorio il Taumaturgo (†270) scrisse sull'evento: «...Oggi, Gabriele, l'Assistente di Dio, si avvicina alla Vergine Pura per annunziarle questa buona novella con il suo: "Rallegrati, ricolma di grazia!" perché conviene che ti rallegri, poiché è con te che la grazia divina, come vedi, drizza la sua tenda; con la Serva, il Re della gloria, con la primaverile (la ragazza matura per il matrimonio) il primaverile in bellezza tra i figli degli uomini......" (PG 10, I 148). «Rallegrati, ricolma di grazia", sulla santa concezione e sul tuo glorioso parto... "Io vi annuncio una buona novella, che sarà una grande gioia per tutto il popolo". Inoltre, arrivando alla sua salutare Passione, il Signore diceva: "Vi vedrò e il vostro cuore allora si rallegrerà, e nessuno vi rapirà questa gioia" (Gv 16, 22). E dopo la sua risurrezione, di nuovo, con le pie donne, egli comincia ad annunciarci questo "Rallegrati". Di nuovo, l'Apostolo ha fatto risuonare annunci quasi simili, quando dice: "In ogni tempo rallegratevi... siate sempre nella gioia..." (1 Ts 5, 16). Così vedete, miei diletti, il Signore ci ha individualmente e particolarmente elargito la gioia che supera ogni conoscenza e che sarà eterna». «(Gabriele) le fa così questo annunzio: "Rallegrati, ricolma di grazia", perché sei tu che fai ciò che è degno di una gioia vera, poiché ti sei rivestita di una tunica senza macchia e ti sei cinta di una cintura di castità. "Rallegrati, ricolma di grazia", divenuta il ricettacolo della gioia superceleste. "Rallegrati, ricolma di grazia" è per mezzo tuo infatti che la gioia è impartita a tutta la Creazione e che il genere umano ritrova la sua antica dignità». «...Maria si diceva: "Questo 'Rallegrati' non diverrà per me causa di tristezza, come una volta per Eva, la nostra prima Eva, quando ricevette dall'astuto serpente demoniaco l'allettante promessa di divinizzazione?...". Allora, di nuovo, l'Arcangelo le dichiara in anticipo una gioia degna di fede per tutti e indiscutibile, segnalandola a lei in anticipo in questi termini: "Non temere, Maria"...» [PG 10, I 156 ss.] «...Quando Dio dà le sue consegne a Gabriele, Egli precisa: "La prima parola che tu le annunzierai sarà un grido di gioia. Di' a Maria il 'Rallegrati, ricolma di grazia' affinché abbia pietà di Eva resa così infelice". L'Arcangelo udí queste parole e si può pensare che dicesse tra sé: "Molto strano questo affare! Quello che mi è stato detto supera ogni pensiero... e Colui che condannò Eva si affretta a glorificare la sua figlia!". Dio l'interrompe dicendo: "Perché esiti?". L'Angelo risponde obiettando a Dio quello che c'è di inaudito nel "la Vergine che partorirà". Dio insiste ricordando il testo di Abramo (Gn 18, 14). "Come il fuoco della Divinità può fecondare Maria?...". Dio risponde parlando del Roveto ardente. Convinto, l'Angelo griderà alla Vergine: "Rallegrati, ricolma di grazia! Il Signore è con te!". Giammai il Diavolo (sarà) contro di te, perché là dove questo nemico inflisse una ferita, ora il Medico oppone il primo rimedio salutare. Da dove uscí la morte, da lí la Vita si è aperta una strada; da una donna venne fuori il peggio, e da una donna ha inizio il migliore. Rallegrati, ricolma di grazia...» [PG 10, I 173]

Nell'inno Efrem il Siro presenta così l’annuncio della buona novella: “Cosa faceva, colei che era casta, nel momento in cui Gabriele, il messaggero, volando discese presso di lei? Lo vide nel momento della preghiera, perché anche Daniele aveva visto Gabriele durante la preghiera. Preghiera e buona novella, sua parente, è giusto che esultino vicendevolmente, come Maria ed Elisabetta sua parente”. Efrem la chiama “la notizia delle notizie”: “Tutte le buone notizie giungono al porto della preghiera. La notizia delle notizie, causa di tutte le gioie, trovò Maria in preghiera”. E quasi per pudore dell’incontro di Gabriele con Maria, presenta l’arcangelo come un vegliardo il cui aspetto non doveva turbare Maria: “Gabriele, come un vecchio nobile e grave entrò e la salutò, affinché lei non tremasse, affinché la giovane modesta, alla vista di un volto giovane, non si rabbuiasse”. Infine Efrem presenta Daniele, Elisabetta e Maria: “A due casti vegliardi e alla vergine, solo ad essi fu mandato Gabriele con le buone notizie… Uno generò la rivelazione della parola di Dio, l’altra la voce del deserto e la vergine il Verbo dell’Altissimo”. L’inno si conclude con la ripresa del tema della kenosi del Verbo di Dio nella sua incarnazione: “…restrinse se stesso fino a riempire il piccolo grembo di Maria. Poi come un seme nel nostro giardino e un piccolo raggio per la nostra pupilla, sorse, si diffuse e riempì il mondo”.

San Proclo di Costantinopoli scrisse, che il grembo di Maria è «come se fosse una filanda che ha tessuto con una spola divina un chitone non cucito, il corpo indossato da Dio». Nel grande canone di sant’Andrea di Creta si canta: «Il grembo della Vergine ha tessuto il corpo di Cristo con tinta di porpora».

Il teologo bizantino Gregorio Palamas disse: "Ma Dio che ci plasmò rivolse su di noi uno sguardo di benevolenza per le viscere della sua misericordia, abbassò i cieli e discese, prese dalla Vergine santa la nostra natura, la fece nuova e la risollevò, o piuttosto la riportò all'altezza divina e celeste (…) Dio dunque manda l’arcangelo alla Vergine e , con una sola parola, rende propria madre lei, che rimane vergine; poiché, se fosse stato concepito da seme, non sarebbe stato uomo nuovo, né senza peccato e salvatore dei peccatori (…)" La Vergine Madre, essa sola, è la linea di confine tra la natura creata e increata, e, quanti conoscono Dio, lei conosceranno come il luogo che da nessun luogo è contenuto, e a lei, dopo che a Dio, eleveranno inni dopo che con inni celebrano Dio. Essa è la causa di quanto l’ha preceduta, sovrana di quanto verrà dopo di lei, è lei che ci procura l’eternità. Essa è l’argomento dei profeti, la regina degli apostoli, il sostegno dei martiri, il fondamento dei maestri. Essa è la gloria di ciò che è sulla terra, la gioia di ciò che è nei cieli, l’ornamento di tutta la creazione. Essa è principio e fonte e radice della speranza che sta per noi nei cieli; speranza che ci sia concesso di raggiungere per sua intercessione, a gloria di colui che è generato dal Padre prima dei tempi, e che da lei prese carne negli ultimi tempi, Gesù Cristo nostro Signore; a lui si adduce ogni gloria, onore e adorazione ora e sempre e nei secoli dei secoli." [Omelia Annunciazione a Maria, in Palamas, Abbassò i cieli e discese, Omelie. Qiqajon, 1999, 85-96].

Nicola Cabasilas (1319-1391) nell'Omelia sull'Annunciazione della Madre di Dio sottolineava: "Se Maria non avesse creduto e acconsentito, il disegno di Dio a nostro favore non si sarebbe adempiuto. Ne è prova anche il fatto che Gabriele rivolgendole il saluto e chiamandola “Piena di grazia” rivelò tutto il mistero, Dio però non discese finché la Vergine cercava di sapere il modo del concepimento. Ma quando fu disposta e persuasa ad accogliere, subito si adempì tutta l’opera: Dio rivestì l’uomo e la Vergine divenne madre del Creatore".

Nel tropario (il canto liturgico del rito bizantino) della festa si canta: "Oggi è l’inizio della nostra salvezza e la manifestazione del Mistero che esiste dall’eternità: il Figlio di Dio si fa Figlio della Vergine e Gabriele annuncia la Grazia a tutti. Perciò noi insieme a lui chiameremo alla Vergine Maria: Rallegrati, Beata, il Signore sia con te". L'Annunciazione è l'inizio della nostra salvezza, perciò nella chiese orientale l'Annunciazione si raffigura sulle Porte Reale dell'iconostasi, che simboleggiano l'ingresso al Regno dei Cieli. Come anche si rappresenta nelle Porte Reale dell'iconostasi ucraina dove la scena dell'Annunciazione si trova sopra le rappresentazione dei qunttro evangelisti che può simboleggiare l'inizio della Buona Novella.

San Giovanni Paolo II rilevava: se «la fede di Abramo costituisce l’inizio dell’antica alleanza», «la fede di Maria nell'Annunciazione dà inizio alla nuova alleanza» (Redemtptoris Missio 14).

a cura di Yaryna Moroz Sarno

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