Messaggio del Sinodo dei Vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina del 2020 al clero, ai religiosi e ai laici
І. “I poveri infatti li avete sempre con voi” (Giov. 12, 8): i volti e le dimensioni della povertà attorno a noi
1. Con il presente messaggio del Sinodo dei Vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina noi, vostri Pastori, insieme a voi desideriamo volgere il nostro sguardo verso la persona povera e sofferente il cui grido silenzioso tante volte non arriva alle orecchie e ai cuori dei nostri contemporanei. Tuttavia, i poveri hanno un posto speciale nel cuore di Dio amorevole, il Padre celeste che salva e fa rialzare i poveri e permette agli afflitti di sperimentare la felicità (cf. Sal. 5, 11.15) invitandoci per bocca del suo profeta Isaia a “sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo, dividere il pane con l’affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne” (Is. 58, 6-7).
Non vogliamo chiudere i nostri cuori di fronte al fratello o alla sorella che soffrono accanto a noi, ma piuttosto, a imitazione del Buon Samaritano, vogliamo soffermarci davanti alla miseria umana e inchinarci davanti ad essa in un gesto di amore misericordioso e compassionevole che il Signore riversa nelle nostre anime per mezzo del suo Spirito (cf. Romani 5, 5).
2. Istituendo l'annuale Giornata Mondiale dei Poveri al termine dell'Anno Giubilare della Misericordia (2015-1016), Sua Santità Papa Francesco ha richiamato l'attenzione sulle numerose manifestazioni o “volti” della povertà presenti nel mondo moderno: un elenco aperto di dolore e sofferenza che per secoli viene aggiornato con l’esperienza specifica e dolorosa di ogni nazione, ogni famiglia e ogni persona, e in cui riconosciamo e ci aggiungiamo molti dei nostri bisogni e dolori:
- la povertà di coloro che soffrono: fisica, morale, mentale;
- la povertà degli emarginati, soli, rifiutati o ignorati dalla società;
- la povertà delle vittime di abuso del potere e dell’influenza;
- la povertà degli sfruttati a scopo di lucro, calpestati dalla logica distorta del potere e del denaro;
- la povertà dei condannati all'esilio, alla persecuzione, alla tortura e alla prigionia;
- la povertà delle vittime di guerre, conflitti e di terrorismo;
- la povertà dei privati della libertà, dei diritti e della dignità;
- la povertà dell'analfabetismo e dell'ignoranza che tiene al buio milioni di giovani menti e anime;
- la povertà dell'intelletto e della cultura che offre un surrogato di basso livello invece di elevare la persona al livello dello spirito;
- la povertà dello spirito chiuso alla realtà di Dio, privato di luce della fede e di conoscenza di Cristo Salvatore;
- la povertà morale di coloro che sono immersi nel peccato e sono schiavi di desideri disordinati;
- la povertà dei disoccupati privati di assistenza medica e sociale di base;
- la povertà di rifugiati, migranti, espatriati in cerca di lavoro, senzatetto eccetera …
“Che lista lunga e tutt'altro che completa abbiamo dovuto fare, contemplando la povertà come frutto di ingiustizia sociale, manchevolezza morale, avidità dei pochi e di indifferenza diffusa!” - sintetizza il Papa la sua visione della povertà nel mondo e, allo stesso tempo, invita tutti noi a riconoscere nei volti dei poveri di questo universo il Cristo presente, per chinarci su di loro e tendergli la mano di compassione e di aiuto, versando l'olio della consolazione e dell'amore misericordioso sulle piaghe dell’umanità.
ІІ. “Sento compassione di questa folla!” (Мt. 15, 32): la sfida della povertà materiale nel mondo moderno
3. Quando Cristo vide il bisogno materiale delle persone che erano con Lui nel deserto, nel Suo Cuore Divino provò tenerezza e compassione per loro. Fece appello agli apostoli perché cercassero il cibo per questi svantaggiati.
La povertà materiale viene notata da chiunque abbia un cuore sincero e tiene gli occhi ben aperti. Basterebbe sfogliare gli ultimi dati statistici, aridi e senza volto, che dietro ogni numero nascondono uno preciso destino umano, un essere umano, oppresso, privato di dignità, limitato nei propri diritti, nelle opportunità e nelle libertà.
Le organizzazioni umanitarie internazionali riferiscono che quasi un miliardo di persone nel mondo vive oggi in condizioni di estrema povertà, avendo a disposizione meno di due dollari americani al giorno, sebbene negli stessi Stati Uniti ci sono molti disoccupati e molti poveri che lavorano. Mentre una parte dell'umanità espande gli spazi della tecnologia all’avanguardia, e l'altra spende molti miliardi in armi letali, quasi 800 milioni di persone - che corrispondono a circa il 10% della popolazione mondiale! - sono vittime di costante malnutrizione e di morte per fame. Inoltre, in molti paesi sviluppati, ogni giorno vengono buttati centinaia di migliaia di tonnellate di cibo che potrebbe salvare le vite di chi muore di fame. Insieme a questo cibo, come inutili, vengono gettati nella spazzatura della storia e ai margini della comunità umana anche gli esseri umani con i loro destini.
4. La situazione in Ucraina non è dei migliori. Otto pensionati su dieci vivono al di sotto della soglia di povertà. Allo stesso tempo, siamo sempre più allertati sulla difficoltà di assicurare le pensioni nel futuro che verrà. Secondo diverse stime, dal 25 al 45 per cento dei cittadini del nostro paese non riescono a provvedere ai propri bisogni primari. Nonostante un certo aumento dei salari, in Ucraina è presente un fenomeno conosciuto come la povertà dei lavoratori. Gli esperti fanno notare che un dipendente su tre non ha la retribuzione sufficiente per soddisfare i propri bisogni vitali, e tra i lavoratori una persona su due ha un secondo impiego. Molte nostre famiglie risentono della mancanza di un'adeguata assistenza sociale per le persone con disabilità e per i cittadini con basso reddito.
Quindi, nonostante il fatto che abbiamo ricevuto da Dio un enorme potenziale naturale, economico e umano, a causa di una lunga politica maldestra delle autorità e dell'incoerenza delle riforme, la maggior parte degli abitanti del nostro paese è destinata alla pura sopravvivenza. La crisi in Ucraina, provocata dall'aggressione russa nell’area Est del paese, a cui si aggiungono le ultime sfide legate alla pandemia, rende estremamente angosciata e difficile la vita di milioni di ucraini. Milioni di lavoratori migranti, disoccupazione di massa e insicurezza sociale sono manifestazioni di una povertà inaspettata nella nostra Patria, un “paese ricco della gente povera”, come qualcuno ha osservato con amara ironia.
5. Per cambiare la situazione in meglio, dobbiamo cominciare a soddisfare i bisogni primari, in particolare, estirpando la fame che ci circonda. Dalle profondità dei secoli giunge alle nostre orecchie la voce di San Basilio il Grande, risvegliando la coscienza per le persone che muoiono di fame: “La malattia dei bisognosi è la fame, che è una sofferenza così grande da non poter fare a meno di suscitare la compassione. La peggiore di tutte le disgrazie umane è la fame, e la morte per fame è la peggiore di qualsiasi altra morte. Gli altri pericoli o la punta della spada portano la morte rapida… Ma la fame è un male lento, è un lungo tormento; la morte, che si annida e si nasconde dentro, ogni secondo minaccia e poi procrastina”(Omelia in tempo di fame e di siccità). E successivamente il santo libera la sua indignazione, vedendo l'atteggiamento indifferente e la peccaminosa insensibilità delle persone per questi dolori e queste sofferenze disumane: “Quale punizione merita colui che riesce a passare, indifferente, accanto a un uomo con un corpo così esausto? Sarà mai possibile una crudeltà maggiore? Non merita forse la persona del genere di essere considerata una bestia feroce, di essere riconosciuta come ladro e assassino degli esseri umani? Una persona che ha la capacità di far guarire, di correggere il male, ma che volontariamente, e per l’avidità, lo rifiuta, dovrebbe essere giustamente condannata insieme agli assassini”(Ibid.).
Milioni di persone vivono accanto a noi oggi all'ombra di questa lenta morte per fame: silenziose, prive di dignità, di attenzione, compassione, aiuto e comprensione. Il loro dolore, soffocato dalla nostra insensibilità e inazione, diventa ancora più lampante e insopportabile. Perché l'indifferenza uccide!
6. Noi ucraini sappiamo bene cosa siano la miseria e la morte per fame, e quanto sia duro essere soli sotto gli occhi di un mondo indifferente ed egocentrico. Il ricordo degli orrori degli Holodomor è impresso per sempre nella nostra coscienza nazionale. Tuttavia, questa memoria ci impone una responsabilità, non solo nei confronti dei morti ma anche di fronte ai nostri contemporanei che oggi sono condannati agli stessi tormenti e alle stesse sofferenze di cui hanno sofferto i nostri fratelli e sorelle quasi un secolo fa. Forse, dopo aver superato le prove così terribili, il nostro popolo è stato investito da Dio di una missione e un compito speciale: di risvegliare le coscienze dell'umanità e degli individui, in modo che siano preoccupati per il vergognoso fenomeno della fame nel mondo, e facciano il possibile per cancellare queste sofferenze di fratelli e sorelle deboli e vulnerabili, diventando la loro voce e porgendo loro una mano solidale di aiuto. E proprio come il popolo ebraico, a lungo sofferente, essendo sopravvissuto agli orrori dell'Olocausto è diventato la salvaguardia per l'umanità peccatrice contro il ripetersi di tali crimini, così il nostro popolo, dopo aver sperimentato lo sterminio per carestia, dovrebbe diventare la voce della coscienza nel mondo che chiede la salvezza per chi soffre di malnutrizione e perisce di fame, facendosi promotore di azioni efficaci per eliminare il flagello della carestia dalla faccia della Terra. Si tratterebbe dell’azione consolidata e persistente di noi tutti: dello Stato e la società, delle Chiese, di ogni uomo e donna ucraina per i quali sono sacri la loro storia, il destino del paese e la memoria delle vittime. Sarebbe il nostro miglior tributo per milioni di vittime dell’Holodomor, e il nostro effettivo contributo alla trasformazione dell'umanità odierna: “Il ricordo dell'Holodomor oggi ci salva dalla fame!”
ІІІ. «Ai ricchi in questo mondo ordina!» (1 Tim 6, 17): appello alle coscienze sulla compassione e la solidarietà con i poveri
7. Il Signore Dio, Creatore e Datore di tutte le benedizioni che esistono in questo mondo, non condanna le ricchezze di cui Egli è la Fonte e la Garanzia per il bene di tutti i Suoi figli. Pertanto, il Santo Padre Francesco giustamente osserva, nella sua ultima enciclica “Fratelli tutti” che “il pericolo maggiore non sta nelle cose, nelle realtà materiali, nelle organizzazioni, ma nel modo in cui le persone le utilizzano” (P. 166). La ragione dell'interpretazione distorta del valore delle cose materiali, secondo il Papa, è radicata nella natura umana ferita dal peccato, molto suscettibile a ciò che la tradizione cristiana chiama “ingordigia” o “avidità”. E’ la tendenza dell’essere umano a rinchiudersi nell'immanenza del proprio “io”, nel proprio gruppo, nei propri interessi meschini. Questa avarizia non è il difetto solo della nostra epoca, - dice l'autore dell'enciclica. “Esiste da che l’uomo è uomo e semplicemente si trasforma, acquisisce diverse modalità nel corso dei secoli, utilizzando gli strumenti che il momento storico mette a sua disposizione” (Ibid.).
8. Quando tutti i giorni i ricchi e i potenti, in molti, percorrono le strade delle città ucraine nelle loro auto di lusso (sebbene un'immagine simile possa essere vista in molte parti del mondo), mentre i loro concittadini rovistano nelle discariche di rifiuti lungo le strade, molto eloquente diventa l'insegnamento di San Basilio il Grande scritto molti secoli fa: "Il diavolo ha inventato un modo astuto per cui i ricchi hanno migliaia di ragioni per spendere, quindi cercano l’inutile come se fosse necessario, e le più grandi somme di denaro non sono sufficienti per le spese che si inventano in continuazione ... E se dopo le numerose spese resta qualcosa della ricchezza, viene sepolto sotto terra [oggi diremmo con certezza: lo portano nelle zone off-shore. - Autore], perché il futuro è impossibile da prevedere ed esiste il pericolo che all’improvviso dovremo affrontare la povertà “(Ai ricchi, 2-3).
9. Tuttavia, la Parola di Dio e i Padri della Chiesa sottolineano i pericoli della ricchezza. In particolare, nell'opera già citata leggiamo che: “La ricchezza, se la spendi come il Signore comanda, rimane a te, e se inizi a trattenerla, ti scivolerà dalle mani” (Ibid.). Ovviamente, il Signore non ci comanda di spendere la ricchezza accumulata per i nostri lussi, come lo fece il ricco nella parabola del povero Lazzaro che “portava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti“ (Luca 16, 19), o il ricco stolto che, dopo aver fatto un raccolto abbondante, disse a sé stesso: “Anima, tu hai molti beni riposti per molti anni; riposati, mangia, bevi, godi!” (Luca 12, 19).
10. Beni, ricchezze, risparmi, se usati con abilità e saggezza, dovrebbero diventare utili non solo per noi stessi ma anche per il nostro prossimo, e trasformarsi - nelle mani di amministratori responsabili - in abili strumenti dell'amore creativo che trasforma il mondo. Invece, l'insensibilità della coscienza per il vero valore dei beni materiali e per il grido del bisognoso è alla radice delle crisi e degli sconvolgimenti che hanno afflitto l'umanità da tempi immemorabile fino ad oggi, causando sofferenza di milioni di persone e mettendo in pericolo persone accecate dalla ricchezza e dal denaro. Pertanto, siamo ancora una volta costretti ad ammettere che “tra le più importanti cause della crisi del mondo moderno vi siano una coscienza umana anestetizzata e l’allontanamento dai valori religiosi, nonché il predominio dell’individualismo e delle filosofie materialistiche che divinizzano l’uomo e mettono i valori mondani e materiali al posto dei principi supremi e trascendenti” (Fratelli tutti, 275).
11. Invitando i ricchi a cambiare i loro cuori davanti all'Altissimo, a mostrare solidarietà e compassione per i poveri, vogliamo diventare la voce di Dio che parla alle loro coscienze per la loro salvezza e il loro bene. Perché coloro che, secondo l'osservazione appropriata di Clemente d’Alessandria, “rivolgono parole di lode ai ricchi, devono essere giustamente condannati non solo come adulatori e come coloro che hanno perso la dignità di un uomo libero ... ma devono essere considerati atei e ingannatori ... [come atei] essi non si preoccupano di lodare e glorificare l'unico e buon Dio, e di rivestire le persone che sono soggette al giudizio di Dio con l'onore che Gli appartiene ... gli basta l'eccesso dei beni per portare l'orgoglio nelle anime di coloro che sono proprietari dei beni, li corrompono e li sviano dalla via della salvezza. Inoltre, offuscano le menti dei ricchi con i piaceri delle loro incommensurabili glorificazioni, e in generale fanno sì che i ricchi disprezzino tutte le cose tranne le ricchezze… ”(Quale uomo ricco sarà salvato?).
Pertanto, non volendo essere condannati insieme ai ricchi, ma preoccupandosi del loro vero bene temporaneo ed eterna salvezza, li chiamiamo e diciamo loro: non fate affidamento sulla ricchezza affinché il disastro non vi prenda alla sprovvista e irrevocabilmente! Invece, come governanti saggi, destinate i mezzi che avete nelle vostre mani per salvare i poveri, proteggere i deboli e sostenete i bisognosi. Allora le vostre anime saranno illuminate dal calore dell'amore, della verità e della bontà, e proverete tali benedizioni, pace e gioia che con nessun denaro potete acquistare o assicurare.
12. Il principale responsabile per il miglioramento della situazione economica e del mercato del lavoro è, probabilmente, lo Stato. Pertanto, chiediamo ai governanti ucraini e a quelli dei paesi dei nostri insediamenti, di adottare misure decisive e coerenti per garantire ai propri cittadini, migranti e lavoratori l'accesso al lavoro e una degna ricompensa per esso, un'adeguata protezione sociale e assistenza, in particolare, alle fasce più deboli e vulnerabili. Fatto inammissibile, che invoca la vendetta al cielo, è il salario dei lavoratori trattenuto, nonché una retribuzione ingiusta e la mancanza di assistenza sociale per i lavoratori. Gli esperti sottolineano giustamente che finché avremo un fenomeno così vergognoso come la povertà tra la popolazione che lavora, sarà impossibile superare la povertà dei pensionati.
13. Più di qualsiasi tipo di sussidio o di donazione sporadica che viene dai ricchi, il bene pubblico dovrebbe poter contare sull'introduzione di approcci e metodi di fare impresa che si concentrano sulla persona umana, sulla sua dignità, sulla libertà e i suoi diritti. Il fare impresa socialmente orientato dovrebbe liberare i datori di lavoro e le strutture economiche dalla schiavitù delle regole cieche del mercato, sotto l'influenza delle quali le persone spesso muoiono, i diritti dei semplici lavoratori sono calpestati, i destini degli anziani sono delusi e le speranze dei giovani sono infranti.
14. Siamo pienamente consapevoli, e sosteniamo le parole del grande predicatore cattolico Fulton Sheen secondo cui “i cuori umani, avvelenati dall'odio, dalla lussuria e dall'invidia, non possono essere guariti solo con le sagge predicazioni o dalle riforme sociali”. C'è un urgente bisogno di “cambiamento nei cuori umani, nelle abitudini e negli stili di vita” (Fratelli tutti, 166). Preghiamo per questo cambiamento dei cuori, ci sforziamo di seguire tale cambiamento noi stessi e invitiamo tutte le persone di buona volontà a farlo.
ІV. “Beati i poveri in spirito!” (Мt. 5, 3): portare la testimonianza cristiana della povertà evangelica
15. Tutte le persone, create a immagine e somiglianza di Dio, sono chiamate a questo cambiamento di cuore, e soprattutto coloro che hanno avuto la grazia di incontrare il Dio vivente nel Cristo incarnato. Nella sua Lettera per la Prima Giornata mondiale dei poveri, Papa Francesco ricorda che “per i discepoli di Cristo, la povertà è, prima di tutto, una vocazione a imitare il povero Gesù. Questa è la via per Lui e con Lui, la via che conduce alla beatitudine nel Regno dei Cieli (cf. Mt 5,3; Lc 6,20). Povertà significa un cuore umile, in grado di accettare il proprio stato di creatura limitata e peccatrice per vincere la tentazione dell'onnipotenza che inganna l'uomo dicendogli di essere immortale. La povertà è una visione del cuore che impedisce di pensare al denaro, alla carriera, al lusso come l’obiettivo della vita e il prerequisito per la felicità”.
16. Affinché il nostro cammino a seguire il Cristo povero sulla strada delle Beatitudini sia credibile e attraente per gli altri, dobbiamo assolutamente fare affidamento sulla testimonianza, non limitandoci a sole dichiarazioni verbali. Va sottolineato che la persuasività della testimonianza non è una semplice corrispondenza tra le nostre parole e le nostre azioni: un vero “testimone dell’Invisibile” conduce sempre l'altra persona a Dio, facilita il suo incontro personale con Lui. Ci giunge dal lontano 1974 la voce profetica di Papa Paolo VI, attuale ancora oggi: “L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o, se ascolta i maestri, lo fa perché sono dei testimoni. In effetti, una persona prova subito l’istintivo disgusto per tutto ciò che ricorda inganno, ostentazione e compromesso. In questo contesto, comprendiamo l'importanza di una vita che veramente rifletta il Vangelo!” (Discorso durante l'Udienza al Pontificio Consiglio per i laici, 2 ottobre 1974).
In pratica, ciò significa che tutti noi, discepoli di Cristo, siamo chiamati per primi a proclamare la beatitudine dei poveri che è la pietra angolare dell'insegnamento di Cristo, per mostrare, da un lato, la vicinanza di Dio ad ogni persona sofferente e, dall'altro, a rivelare al mondo un nuovo modo di trattare i beni materiali trasformato dallo Spirito di Cristo che il Signore mette nelle mani umane affinché diventino strumenti di amore, misericordia e fratellanza.
17. I cristiani, scrutando le future benedizioni eterne, vedono nelle cose temporanee un prezioso dono di Dio e, allo stesso tempo, uno strumento di servizio. “I beni temporali agli occhi dei cristiani non hanno un valore assoluto”, - ha ammonito il giusto Andrej Sheptytsky, - “perché sono un mezzo per il raggiungimento della realtà più alta ed eterna". Un uomo in questo mondo si trova in viaggio. La sua patria è il cielo” (Sulla questione sociale). Non dobbiamo dimenticare queste parole e dobbiamo farci guidare dalla saggezza evangelica che ci insegna: «Ora la pietà è un mezzo di grande guadagno, quando uno è contento del proprio stato. Non abbiamo infatti portato nulla nel mondo, ed è chiaro che non possiamo portarne via nulla, ma quando abbiamo di che mangiare e di che coprirci, saremo di questo contenti. Ma coloro che vogliono arricchirsi cadono nella tentazione, nel laccio e in molte passioni insensate e nocive, che fanno sprofondare gli uomini nella rovina e nella distruzione. L'avidità del denaro infatti è la radice di tutti i mali e, per averlo grandemente desiderato, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti dolori. Ma tu, o uomo di Dio, fuggi queste cose e procaccia la giustizia, la pietà, la fede, l'amore, la pazienza e la mansuetudine” (1 Tim. 6, 6–11).
18. Il Signore Gesù, quale Dio misericordioso e Creatore dell'uomo, dirige i suoi passi salvifici e la sua parola salvifica anzitutto ai poveri. Nella sua Parola proclamata nella sinagoga di Nazareth, Egli usa le parole del profeta dell'Antico Testamento Isaia che predisse la venuta del Salvatore: “Lo Spirito del Signore è su di me, perché mi ha unto per inviare la buona novella ai poveri”. Pieno dello Spirito di misericordia, Gesù ha provato l’afflizione e il profondo dolore per la povertà, la fame e la sofferenza degli uomini. Pertanto, chiunque abbia avuto l'onore di diventare il tempio del Suo Spirito Santo, inevitabilmente sentirà nel suo cuore gli stessi sentimenti che c’erano nel Suo Cuore Divino: compassione, misericordia, complicità, solidarietà.
Il Santo Padre Francesco oggi chiede a tutta la Chiesa di “parlare con la testimonianza della povertà” e spiega cosa questo debba significare in pratica: “Se un credente parla della povertà o dei senzatetto, e conduce una vita come un faraone, questo non può essere fatto. Questa è la prima tentazione. Un'altra tentazione è quella di stringere dei dubbi accordi con le autorità. È possibile concludere accordi, ma devono essere accordi chiari e trasparenti. Perché c'è sempre una tentazione di corruzione nella vita pubblica, sia quella politica che religiosa”(Intervista al quotidiano olandese Straatnieuws, novembre 2015).
19. In una situazione in cui l'umanità moderna soffre di tanti traumi, ferite, povertà e mancanza delle cose più basilari, noi cristiani dobbiamo spesso dire a noi stessi, nel nome della fedeltà al Vangelo e della solidarietà con i poveri: non è giusto! Non è giusto vivere “al di sopra delle proprie capacità”, cioè al di sopra della propria posizione, accumulando le scorte di ricchezze, invece di condividere con i bisognosi anche quel poco che il Signore ci manda oggi; non è giusto costruire ville e palazzi lussuosi, monumenti di vanità e segni di lusso illecito; non è giusto guidare le esclusive auto costose per placare ambizioni malate e ottenere uno status effimero; non è giusto trattare l'ambiente in modo predatorio, sporcando il dono Divino della natura, distruggendo la casa comune per le generazioni presenti e future; non è giusto chiudere un occhio sulla miseria che ci circonda e costruire i muri dell'indifferenza e dell'insensibilità attorno alla propria vita, le proprie famiglie, le comunità e le parrocchie. No, questo non è affatto giusto per i cristiani!
20. All'interno della comunità ecclesiale ci sono cristiani che, motivati dallo Spirito Santo, cercano di portare al mondo una speciale testimonianza di distacco dai beni materiali e di accettazione di uno stile di vita semplice, povero, evangelico. Li chiamiamo persone consacrate che rinunciano, consapevolmente e volontariamente, alle ricchezze terrene per imitare Cristo, povero, umile e casto, nella libertà del cuore. Li ringraziamo per questa testimonianza, apprezziamo la loro dedizione al servizio degli altri: a donne, bambini e giovani, malati, anziani, prigionieri, ai nostri difensori e alle loro famiglie, ma allo stesso tempo li mettiamo in guardia contro la tentazione di preoccuparsi troppo delle cose materiali e, che è ancora più pericoloso, di farlo a spese di una vita sincera di amore evangelico, di semplicità e di compassione per i bisognosi.
21. “Vorrei tanto la Chiesa povera e per i poveri!” - ripete spesso Papa Francesco. Il nostro desiderio è sempre quello di testimoniare la povertà evangelica, affinché ogni monastero della nostra Chiesa irradi semplicità e modestia, apertura ai poveri e solidarietà con loro. Anche in ogni comunità parrocchiale, e nella vita personale e familiare, siamo tutti chiamati a vivere una vita frugale, piena di compassione per i bisognosi e di amore per gli indigenti. Ricordiamoci che in una comunità e in una famiglia dove l'amore e la carità non sono concetti astratti ma sono il modo di vivere una nuova vita cristiana, cresceranno bambini sani, matureranno giovani consapevoli, adulti e anziani saranno protetti e circondati da dovuto rispetto e cura, e su tutti si poserà la benedizione del cielo.
V. “Io sto in mezzo a voi come colui che serve” (Luca 22, 27): essere Chiesa che va a servire i poveri
22. Tuttavia, la giustizia cristiana non consiste e non può consistere solo nell'ascetismo, nella fuga dalla tentazione, nell'astinenza dal peccato e dai lussi, nell'avidità e nell'avarizia. Cristo, invitando il giovane ricco sulla via della salvezza, lo esorta non solo a non fare affidamento sulla vana ricchezza, ma ad andare ancora oltre per conquistare la vita, vendere tutto ciò che ha e darlo ai poveri. In altre parole, Gesù vuole guarire il cuore del giovane dall'egoismo accecante, dall'autosufficienza che lo rende insensibile alla presenza dei poveri, dalla schiavitù della ricchezza che dà brevi soddisfazioni ma priva la vita di significato più profondo e di vera bellezza. Ecco la vera saggezza del credente: fare della ricchezza un magistrale strumento di carità e il mezzo della propria salvezza.
Il giusto metropolita Andrej Sheptytsky, essendo un uomo molto benestante, possedeva questa saggezza, e ha messo le sue proprietà e le sue risorse al servizio dell'amore e del bene comune. Pertanto, poteva rivolgersi ai fedeli della Chiesa, poveri e ricchi, con la pace e la convinzione di spirito: “Nella ricerca della ricchezza, Cristo avverte di una cosa: che le persone non apprezzino i beni più di Dio, più della coscienza e dell’eterna felicità; non utilizzino i doni di Dio per il loro proprio danno, perché sarebbe un vero danno per un uomo, un vero male, se offendessero l'un l'altro a causa della proprietà, se perdessero la loro anima immortale per denaro ... Siate parsimoniosi, ma non avari! Voi ricchi ricordate che il bene che possedete viene da Dio, e Dio vi ha comandato di dare l'elemosina. Ricordate che ogni dono, dato ai poveri, è accettato dall’Onnipotente sul Suo conto. All'ora della morte, l'unica cosa rimasta di tutti i vostri beni sarà ciò che avete dato ai poveri!” (La prima parola del Pastore, 1899).
La parola di Dio ci chiama a questa saggezza dei santi per bocca del saggio, il figlio di Siracide: «Figlio, non rifiutare al povero il necessario per la vita, non essere insensibile allo sguardo dei bisognosi. Non rattristare chi ha fame, non esasperare chi è in difficoltà. Non turbare un cuore già esasperato, non negare un dono al bisognoso. Non respingere la supplica del povero, non distogliere lo sguardo dall’indigente.” (Sir. 4, 1–4)
23. L'ideale della comunità cristiana, in generale, e di ogni cristiano, in particolare, è il servizio a Dio e al prossimo. La nostra Chiesa ha una lunga storia di solidarietà e di servizio sociale che si è manifestata con particolare forza nei periodi difficili della nostra storia ecclesiastica e nazionale. In diaspora ci siamo aiutati a vicenda, unendoci in comunità ecclesiastiche e organizzazioni socio-culturali, fondando con grande sacrificio istituzioni scientifiche per preservare la nostra identità, trasmettere il tesoro della fede ai nostri discendenti e condividerlo con i popoli con cui abbiamo formato l’unica società nei paesi che ci avevano accolto. Nel mondo libero i nostri cuori hanno sentito un profondo dolore e l'oppressione vissuti dai greco-cattolici sotto il governo del regime comunista nelle loro terre d'origine. Dalla diaspora sono state innalzate al cielo le preghiere incessanti per i fratelli e le sorelle perseguitati nella fede, e una mano misericordiosa e generosa si è tesa a loro in un gesto di solidarietà, divenuto particolarmente prezioso e importante dopo che la nostra Chiesa è uscita dalle catacombe. La gratitudine per questo lungo, fedele e generoso aiuto non cesserà mai di fluire dalla terra natia a Dio e a voi, cari fratelli e sorelle fuori della terra natia! Ora l'Ucraina ha fretta di fornire l'assistenza necessaria in diaspora, in particolare, inviando operai nella vigna di Cristo: sacerdoti preparati nei nostri seminari in Patria che forniscono assistenza spirituale e sostegno sociale ai nostri fedeli in diverse parti del mondo. Dobbiamo costruire il nostro presente e futuro su questa preziosa esperienza di sostegno reciproco e di solidarietà, diffondendo e arricchendo questa esperienza con le nostre risposte alle sfide e compiti di oggi.
24. Dieci anni fa, quando abbiamo lanciato il Piano pastorale di rinnovamento parrocchiale intitolato "La parrocchia vivente è un luogo d’incontro con Cristo vivente”, abbiamo sottolineato che la carità attiva per il prossimo è la vocazione e il compito di ogni cristiano, e abbiamo incoraggiato a guardarsi intorno per vedere quanta miseria e povertà, solitudine e tristezza, dolore e sofferenza c'è nel mondo! Tutti questi vergognosi fenomeni della nostra vita terrena sono per noi un invito all'amore attivo, che è la manifestazione di fede viva. Il Signore vuole che apriamo i nostri occhi ai bisogni del mondo, in modo da poter imparare ad amare veramente e mostrare l'amore di Dio al nostro prossimo, con l’attenzione per loro, con la compassione sincera, il sostegno, le parole di conforto e la consolazione e, soprattutto, con le opere di carità.
Negli anni trascorsi dall'inizio di questo cammino comune di rinnovamento ecclesiale, abbiamo assistito e partecipato al grande movimento di solidarietà e misericordia tra il popolo di Dio della nostra Chiesa e il nostro popolo in Ucraina e in diaspora. Le prove che ci hanno colpito e continuano a colpirci, non spezzano, grazie a Dio, la nostra forza spirituale, ma, al contrario, mobilitano tutte le forze mentali e fisiche per la difesa, il sostegno e la salvezza.
Ringraziamo tutti i fedeli della Chiesa e le persone di buona volontà della nostra società, in Ucraina e all'estero, per la vostra gentilezza, dedizione, generosità e sacrificio che avete dimostrato sia nel programma “Parrocchia vivente” che in molte altre occasioni e necessità. Con i vostri sacrifici e le vostre buone azioni non solo sostenete centinaia di migliaia di vittime di guerre, cataclismi, ingiustizie e disuguaglianze sociali: davanti a Dio voi date una testimonianza chiara e umile di fede viva, della forza dell'amore che annuncia la vittoria della vita e della risurrezione.
25. Ma il disastro non è ancora finito. Avremo sempre i poveri tra noi. Ecco perché oggi rinnoviamo la nostra chiamata a continuare a servire i bisognosi, i poveri e i svantaggiati con tenacia e onestà. “Solo così potremo essere considerati cristiani vivi, e le nostre parrocchie diventeranno un luogo dove si prendono cura degli orfani, intercedono per le vedove, aiutano i poveri e condividono le sofferenze con i malati. In questo modo riveleremo al mondo il volto materno della Chiesa e diventeremo segno vivente della presenza di Dio tra gli uomini, secondo le parole di Sant’Agostino: “Se vedi l'amore, vedi la Santissima Trinità" (Sua Beatitudine Sviatoslav, Lettera pastorale “Parrocchia vivente, un luogo di incontro con Cristo vivente”, 2011).
26. Tenendo conto della situazione critica legata all'approvvigionamento di cibo e di mezzi economici di ampie fasce della popolazione in Ucraina e in diverse parti del mondo, causata ed esacerbata dalla pandemia globale di coronavirus, a partire da quest'anno invitiamo tutta la nostra comunità ecclesiale a lanciare uno specifico evento di beneficenza “Sfama il povero!”, il cui coordinamento affidiamo al nostro Dipartimento dei Servizi Sociali.
Nessuno di noi è così povero da non poter condividere ciò che possiede, con gli altri. Solo la povertà del cuore può impedirci di farlo. Quel cuore, invece, che ha almeno una briciola di pensieri e di sentimenti di Cristo (cfr. Fil. 2, 5), non può non dire di fronte al dolore e alla sofferenza dell'uomo: “Mi dispiace per questa gente” (cfr. Mt. 15, 32). E questa pietà del cuore farà inevitabilmente scaturire la preghiera sincera, gli atti di carità, la disponibilità a condividere, la donazione in beneficenza per salvare le vite e proteggere i più svantaggiati, donandogli il proprio tempo, l’attenzione e le risorse materiali necessarie per permettere loro a vivere.
Pertanto, invitiamo i nostri fedeli, i fratelli e le sorelle nella fede di tutto il mondo a partecipare all’iniziativa "Sfama il povero!" che proseguirà nelle nostre comunità parrocchiali e nelle organizzazioni ecclesiali su base continuativa. Allo stesso tempo, incoraggiamo a creare approcci e forme sempre nuove per portare un aiuto tempestivo e fattibile a tutti i bisognosi, vicini e lontani, credenti e non, senza eccezione, perché l'amore di Dio che ci ispira, non costruisce muri e barriere ma spiana sentieri e costruisce i ponti di perdono e di misericordia.
27. Cari fratelli e sorelle in Cristo! Vogliamo sempre di più essere una Chiesa che va a servire: questo è il nostro programma, il nostro sogno, la nostra guida. Prima di tutto, dobbiamo servire coloro che ci sono più vicini e hanno bisogno di attenzione, sostegno e conforto. Ma la legge e il comandamento dell'amore hanno una dimensione e un carattere universali. Pertanto, la nostra Chiesa - in Ucraina e in diaspora- deve imparare ad andare oltre i suoi “confini” parrocchiali, confessionali ed etniche per aprirsi con l’amore misericordioso a tutti i sofferenti e gli svantaggiati, indipendentemente dalla denominazione e religione, razza, genere o età. L'unica cosa che dovrebbe portarci a incontrarli è l'amore di Cristo, che ci ispira e ci motiva all'azione (cf. 2 Cor. 5, 14). Per i figli di Dio non c’è il destino umano, il dolore e la miseria altrui. Siamo tutti figli dell'unico Padre celeste e membri della stessa famiglia umana e Divina. Quindi abbiamo il compito e l’incarico, ricevuto dal nostro Salvatore nella parabola del Buon Samaritano come esortazione, testamento e come l’ordine: “Va' e anche tu fa' lo stesso!” (Luca 10, 36).
La benedizione del Signore sia su di voi!
A nome del Sinodo dei Vescovi
della Chiesa greco-cattolica ucraina
† SVIATOSLAV
Dato a Kyiv,
nella Cattedrale patriarcale della Risurrezione di Cristo
il giorno di San Longino martire
29 ottobre 2020 A.D.





