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Sua Beatitudine Shevchuk: «L’Ucraina difende i valori europei al prezzo del sangue dei propri figli»

Convegno mediteraneo a Firenze 2022In una lettera inviata al Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, Arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, sottolinea che l’Ucraina sta difendendo i valori europei “al costo del sangue dei propri figli”, e che oggi la sua nazione rischia di essere “trasformata in un campo di morte”.

Sua Beatitudine avrebbe dovuto partecipare all’incontro dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo a Firenze, ma è rimasto a Kiev, a fianco al suo popolo, in un momento drammatico, sotto una minaccia concreta di invasione da parte russa dopo il riconoscimento da parte della Duma delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk.

La lettera, letta dal Cardinale Bassetti e rivolta a tuti i presenti, ricorda la tensione che si è “aggravata” perché il governo russo ha “violato la sovranità e l’integrità territoriale del nostro Paese”, laddove comunque “da otto anni l’Ucraina è vittima innocente di una guerra ibrida condotta dalla Federazione Russa”, che ormai non può più essere definita come “crisi ucraina o conflitto, perché si tratta di un vero attacco all’Europa, alla sicurezza, al futuro dell’intero continente europeo”.

Sua Beatitudine denuncia che l’Europa ha preso l’impegno di “difendere la pace e la stabilità come i valori più preziosi”, mentre purtroppo “proprio in questi giorni siamo testimoni del ripristino del diritto del più forte” e così l’Ucraina “difende i valori europei al prezzo del sangue dei propri figli”.

Sua Beatitudine sottolinea che, in questi otto anni, si contano tra 42 e 44 mila vittime, di cui 13 morti e 34 mila feriti, nonché circa 2 milioni di rifugiati che lasciano le zone di conflitto.
Sua Beatitudine sottolinea che “l’Ucraina vuole la pace”, e che il governo fa di tutto per “avviare i negoziati”, ma allo stesso tempo “il popolo grida all’umanità intera: ‘Aiutateci a difendere la pace in Ucraina e un Europa’”.ù

Il Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina ricorda, poi, il viaggio in Russia di Giorgio La Pira, che ebbe per primo l’intuizione di un incontro tra vescovi e sindaci del Mediterraneo. Era il 1959, e La Pira parlò al soviet supremo del disarmo e della necessità di liberarsi “dal cadavere dell’ateismo”.

Sottolinea l’Arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina che “mentre l’intera Ucraina rischia di diventare un campo di morte, il venerabile sindaco Giorgio La Pira invita tutti noi a non stancarci mai ‘di pregare, sperare, operare per la grazia, la pace e la prosperità di tutte le nazioni”.

Sua Beatitudine Sviatoslav chiede dunque ai presenti di comprendere la ragione della sua assenza, perché “la situazione attuale richiede la mia presenza nel Paese”, ringrazia la Chiesa italiana per “la costante vicinanza al popolo ucraino e il suo forte appello per la pace” e chiede di continuare a pregare “per la martoriata ucraina”.

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