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Il cardinale segretario di Stato ha celebrato a Roma la Messa di commemorazione dei milioni di morti per il genocidio compiuto in Ucraina, tra il 1932 e il 1933, con uno sterminio per fame voluto da Stalin, riferendosi anche “alla spietata guerra in corso” e all’enorme distruzione del Paese “che si teme ancora maggiore e più funesta nei mesi invernali che si avvicinano”.
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Il cardinale commenta quindi la Parola di Dio della liturgia “che sorprende sempre per la sua attualità”. La ribellione dei Maccabei contro la cruenta persecuzione avviata in Israele dal re Antioco IV Epifane, raccontata nella prima lettura, mostra infatti che “non conosce limiti di spazio e di tempo” il fenomeno dell’uomo che pretende di erigersi “a padrone della storia” al posto di Dio, seminando la morte. E che “le forze del male trovano nelle persecuzioni, soprattutto in quelle religiose, una delle loro costanti manifestazioni”. Scenario tristissimo, che evoca l’Holodomor, è quello del potere politico che, se non si mette “a servizio del bene comune”, può finire con il sacrificare interi gruppi di persone e “rischiare perfino di imporsi alle coscienze dei cittadini, discriminando quelli che seguono tradizioni e usanze non compatibili con il proprio progetto di società”.
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Scenari nei quali può emergere rassegnazione o disperazione, e “la fede stessa è messa a dura prova”, per Parolin, che sottolinea però come “l’onnipotenza di Dio si manifesta proprio nella capacità di condurre la storia rispettando la libertà umana, anche quando non è conforme ai suoi pensieri e alla sua volontà, anzi le e perfino contraria”. Ci permette di restare “saldi nella fede, forti nella sofferenza e aperti al dono della pace che viene da Dio” la certezza che la giustizia divina giudica il male e “a chi cammina per la retta via mostra la salvezza di Dio”. E conclude ribadendo l’autentico “atteggiamento cristiano: chi si fida di Dio, anche e soprattutto nella tribolazione”, non cede “alla tentazione della vendetta, che all’odio aggiunge altro odio, ma si fa invece cooperatore di Dio nella costruzione della pace”.
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