In tutto il mondo celebrano l’anniversario della rivoluzione ucraina. In questa occasione, consapevolmente o inconsapevolmente iniziano a fondere i momenti impossibili da collegare tra di loro, come il fuoco e l’acqua, i momenti che si escludono a vicenda, come la rivoluzione ed evoluzione, l’indipendenza e l’autonomia, le idee della nazione e gli interessi di una sola classe, la coscienza nazionale e l’indifferenza sociale, le proprie forze e l’intervento da fuori.
Secondo il mio modesto parere, la gioventù 20 anni fa era più felice rispetto alla gioventù di oggi. Perché quella gioventù aveva a che fare con una mentalità espressiva e malcelata di due generazioni. In quel periodo la parola “sì” significava solo un sì, e il “no” significava solo un no, non esistevano “forse sì, forse no”. Oggi, nell’anniversario dei grandi eventi in Ucraina abbiamo già a che fare con la mentalità di tre generazioni, il che per la generazione giovane moderna è molto complicato. Quando ci sono due possibilità è sempre più facile sceglierne una; quando nella nostra vita all’estero appare una terza possibilità, quel insensato “tertium datur”, ciò ci ostacola la scelta, in particolare una scelta così precisa come nel 1918, 1938. Che possiamo dire del 1958 avvolto nella nebbia dello sconosciuto.
Perciò bisogna rivedere il passato non solo durante la celebrazione delle date storiche, perché la maestra migliore e indiscutibile della vita è la storia. Tuttavia, non bisogna abbellire i fatti e cancellare le pagine scomode, così come lo fanno i lettori con i nervi deboli. Saranno gli anniversari oppure le celebrazioni annuali, ma dobbiamo guardare negli occhi della verità amara con il coraggio, con il senso di responsabilità storica davanti al futuro.
Nell’anno 1918 la questione della scelta per la gioventù ucraina era più facile – tra le rovine dell’impero dei Romanov nasceva una rivoluzione, nello spazio dal Mar Bianco al Mar Nero sorgeva un nuovo mondo. Quel mondo o quella rivoluzione sembrava a qualcuno “universale”. Forse per questo motivo in guardia dei diritti del popolo ucraino sono sorti quattro Universal /dichiarazioni giuridiche/, ma per difenderli non c’erano neanche quattro divisioni, per non dire che l’Ucraina dal momento dell’invasione rossa dal nord era completamente indifesa.
La gioventù comprendeva l’universalismo in modo diverso, forse perché i genitori di questa gioventù la chiamavano e continuano a chiamarla “poco intelligente”, o come minimo poco pratica. La gioventù di allora, di oggi e anche del futuro tra i valori principali al primo posto sempre aveva e avrà la propria nazione, il suo bene, l’onore e gloria, mentre l’universo, il pianeta o i continenti saranno sempre gli oggetti dei desideri avventurieri, tutto qui.
Non c’è nulla di strano nel fatto che quella gioventù, organizzata nel Kurin’ studentesco /kurin’ - è un’unità militare dell’epoca cosacca, simile ad un battaglione/, nel momento in cui l’invasore rosso proveniente da Mosca ha passato il confine nord-orientale, è partita a difendere Kyiv, la città minacciata contemporaneamente anche da un nemico interno, gli operai etnicamente estranei e nemici della sovranità ucraina, i quali nei combattimenti per l’impianto “Arsenal” hanno assorbito poche parti ucraine della capitale a cupole dorate.
La gioventù che poco dopo è arrivata alla gloria immortale nei pressi di Kruty, ha compreso già all’alba della nuova tappa della sovranità che in quel momento si decideva essere o non essere dell’Ucraina. Come racconta lo scrittore della battaglia nei pressi di Kruty “la gioventù ha sostituito i libri con le granate… per creare dal fuoco il tempo di gloria, perché è arrivato il momento di donare tutto all’Ucraina!”…
La battaglia scoppiata nei pressi di Kruty non ha gli analoghi nella storia! Contro quattro mila soldati e marinai forgiati nei combattimenti, guidati da Muraviov, sono sorti 600 combattenti ucraini – 40 haidamaky, 250 fucilieri e 300 ragazzi, in più ogni militare dell’esercito ucraino possedeva circa 40 proiettili a testa, mentre il nemico aveva le riserve illimitate delle munizioni, l’artiglieria e i treni corazzati.
La battaglia nei pressi di Kruty spesso viene paragonata alla battaglia delle Termopili. Ci sono solo due somiglianze: la quantità simile dei difensori e la presenza nel campo di un traditore, tra i persiani ci fu Efialte, mentre tra i bolscevichi Yurko Kotsiubynskyi, il figlio del noto scrittore.
Però le differenze sono molto significative. Quando nei pressi di Termopili circa 300 soldati perfettamente addestrati difendevano il passaggio stretto delle montagne, nei pressi di Krytu in un largo campo la gioventù dei ginnasi e università, la quale aveva solo un breve addestramento alle spalle, ha dovuto difendere il nodo ferroviario.
Sembrava che la spedizione di un Kurin’ studentesco impreparato e inesperto in un settore così pericoloso era un’assurdità militare. Non è strano, che prima i combattenti di Kruty venivano chiamati i cavalieri dell’assurdità. Tuttavia, questa battaglia “assurda” di un piccolo mucchio contro un’orda ha avuto un significato epocale per lo svolgimento successivo della rivoluzione ucraina nel suo aspetto nazionale. Primo, ha dato alla capitale sotto minaccia una breve pausa di riposo e il tempo per liquidare uno dei fronti (Trattato di Brest-Litovsk). Secondo e il più importante, è diventata il Calvario nazionale ucraino, il quale ha smosso la coscienza di tutti gli strati della popolazione ucraina. Dunque, da una sconfitta militare amara, la battaglia di Kruty è diventata la fonte dell’invincibilità nazionale facendo l’esempio del sacrificio personale sull’altare della nazione.
Non è un caso, che con il ritorno del governo ucraino a Kyiv, il 19 marzo del 1918 al cimitero Tomba di Askold si è svolto il funerale finanziato dallo Stato dei 28 ragazzi caduti nei pressi di Kruty. Quando il corteo funebre si è fermato davanti al Museo pedagogico, il Presidente della Tsentral’na Rada (Consiglio Centrale – parlamento) ha interrotto la sua seduta e ha chiesto ai membri della Rada di partecipare alla processione funebre. Il professor Hrushevskyi, tra l’altro, ha dichiarato: “Trattenete le vostre lacrime. Questi fanciulli hanno sacrificato le proprie vite per la liberazione della Patria, e la Patria conserverà la memoria e gratitudine per eternità!”.
La nota attivista ucraina Starytska-Cherniakhivska scrisse nella stampa della capitale, nel suo articolo queste parole memorabili: “Per noi questa tomba rimane per sempre una fiamma della speranza, ci ha dato un passato indimenticabile. Sarà la SECONDA TOMBA SACRA SOPRA AL DNIPRO. Nei momenti di disperazione, declino e debolezza verranno alla tomba i giovani e vecchi per rinascere dal fuoco sacro dell’entusiasmo, il quale divamperà qui e sotto la croce di pietra. Figli dell’Ucraina, è la vostra tomba, essa farà da campanello di richiamo ai vivi che non vi permetterà di fermarvi, non vi permetterà di dimenticare. Questo giorno diventerà il giorno di tutta la gioventù scolastica dell’Ucraina. Ogni anno vi verranno, pregheranno, presteranno il giuramento fraterno coloro che dovranno oltrepassare la soglia della vita. E quando la vita cancellerà dalla memoria del contemporaneo questi volti cari dei nostri fratelli, quando ne arriveranno dei nuovi… loro ricorderanno che qui riposano coloro che hanno dato tutto quello che avevano, la gioventù, la felicità e la vita per la libertà dell’Ucraina.
Siate certi, cari e indimenticabili eroi, il vostro sacrificio non era invano! Sentite?! L’Ucraina libera e indipendente vive e vivrà per sempre!
Gli eroi di Kruty diventeranno oggi e nel futuro quel grande esempio per un ragazzo ucraino dietro una macchina, a scuola o nell’esercito – essere capace a sacrificare tutto!
Indicheranno a tutti la strada per compiere i propri doveri davanti alla nazione e allo Stato, rinnovando le file dei combattenti nella battaglia senza compromessi per la libertà dell’Ucraina, e provando che:
L’Ucraina ci sarà per sempre!
Dell’Ucraina sentiranno tutti!
Che costruiremo sulle rovine
Nuove basi e templi!
Questo testamento di Kruty sarà compiuto dai degni discendenti dei combattenti!
La gioventù ucraina può guardare con l’orgoglio e rispetto l’esempio dei propri predecessori del 1918, e non serve cercare gli esempi nei tempi antichi o medioevali della storia degli altri popoli. Essa ha davanti un modello dall’epoca della prima resistenza all’occupante moscovita bolscevico, fino ad oggi combattendo l’aggressore più violento del mondo, Mosca bolscevica.
La gioventù degna dei cavalieri dell’assurdità di Kruty vincerà. Mentre le tombe sacre, senza i nomi e croci, luccicheranno come le stelle, illuminando la strada all’Ucraina e alla sua gioventù”.
“Promin’”, Jersey City, 21 gennaio 1958, parte I (28)
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