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RV10029 ArticoloIl prossimo 28 gennaio Papa Francesco potrebbe sostare in preghiera davanti alla tomba del vescovo Stephan Chmil. Perché fu il vescovo Chmil a insegnare al giovane Papa il rito orientale, e creare quelle connessione con l’Est della Chiesa che sono così cruciali per il Pontificato. Sarà questo pezzo di storia che si concretizzerà con la visita di Papa Francesco alla Basilica di Santa Sofia della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, a Roma.

La notizia è stata annunciata oggi con una dichiarazione di Greg Burke, direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Il Papa dunque, andrà nella chiesa che fu costruita con una imponente raccolta fondi lanciata dall’arcieparca Josip Slipyi nel 1963, quando era appena uscito dalla prigionia nei gulag. San Giovanni Paolo II fece di questa basilica un titolo cardinalizio nel 1985, e poi la fece Basilica Minore nel 1998.

Questa basilica, modellata sui progetti di quella che doveva essere la cattedrale greco-cattolica di Kiev, è considerata “casa” da circa 14 mila ucraini nella diocesi di Roma, e 200 mila in tutta Italia. Ma è stata considerata casa e punto di riferimento per tutti gli ucraini in diaspora sotto il regime sovietico, e in particolare da quando, con lo pseudo sinodo di Lviv del 1946, la Chiesa Greco Cattolica fu soppressa e incamerata nella Chiesa ortodossa.

Fu Paolo VI in persona a consacrare la nuova casa degli ucraini a Roma il 28 settembre 1969, per simboleggiare una attenzione viva che si era concretizzata, durante il Concilio Vaticano II, con la decisione nel 1963 di traslare il corpo di San Giosafat sotto l’altare della confessione, a fianco a San Pietro, proprio mentre al Concilio Vaticano II si parlava di ecumenismo. È lì, davanti alla tomba di San Giosafat, che i greco cattolici ucraini vanno ogni anno in pellegrinaggio.

La presenza del Papa a Santa Sofia rappresenta un ulteriore segno di unità della Chiesa Greco Cattolica (la più grande delle Chiese cattoliche sui iuris) con Roma. Non a caso, l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, a capo della comunità greco-cattolica ucraina, ha sottolineato con ACI Stampa che la visita del Papa è “un segno di solidarietà con il popolo ucraino”.

Santa Sofia è punto di riferimento per la numerosa comunità ucraina a Roma. Sono circa 200 mila gli ucraini in Italia, 14 mila nella provincia di Roma. La quantità di fedeli greco cattolici in Italia è difficile da stabilire. Dionisio Lachoviz, Visitatore Apostolico per i fedeli Ucraini di Rito Bizantino in Italia, in un resoconto del febbraio 2017 ha preferito piuttosto parlare di numero di partecipanti alle liturgie domenicali: sono circa 17 mila fedeli, che salgono a 70 mila nelle festività, distribuiti su 145 comunità in Italia curate da 62 sacerdoti.

Di certo, nella visita di Papa Francesco si può leggere anche qualcosa di più della sollecitudine pastorale per gli ucraini di rito bizantino in Italia.

Papa Francesco ha sempre guardato all’Ucraina con attenzione, anche in virtù degli ottimi rapporti che mantiene con l’arcivescovo maggiore Shevchuk, che prima era eparca a Buenos Aires quando il Cardinale Bergoglio era arcivescovo, e questo ha favorito anche la schietteza del sinodo greco-cattolico nel presentare al Papa la difficoltà della situazione in Ucraina.

Il “conflitto dimenticato”, come è stato chiamato, ha ricevuto la massima attenzione dalla Segreteria di Stato vaticana, e il Cardinale Pietro Parolin è stato in visita: anche dai suoi rapporti è nato il programma “Il Papa per l’Ucraina”, con il lancio di una Colletta straordinaria per il popolo ucraino che ha dimostrato la sollecitudine della Santa Sede per l’emergenza umanitaria nel territorio.

Papa Francesco ha menzionato esplicitamente il conflitto in Ucraina nel suo discorso di inizio anno agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede l'8 gennaio. Sul tema, la Santa Sede ha fatto moltissimo, ed è riuscita anche a mantenere un atteggiamento equidistante, come è stato riconosciuto anche dal metropolita Hilarion, a capo delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca.

Proprio per mantenere una necessaria equidistanza tra le parti in lotta, Papa Francesco non ha programmato un viaggio in Ucraina, nonostante il suo sguardo si posi verso Est (e ci sarà un viaggio ecumenico in Estonia, Lettonia e Lituania, probabilmente a settembre 2018).

Così, la visita nella Basilica di Santa Sofia rappresenterà la sollecitudine pastorale di Papa Francesco verso la Chiesa greco cattolica ucraina. Non si tratta, ovviamente, di un incontro politico, e non va connotata come una visita politica. Ma, incontrando i migranti ucraini, darà forza a un popolo che ha vissuto la diaspora, e la cui storia conosce bene.

E la conosce proprio grazie all’arcivescovo Chmil. Per comprendere quanto fosse importante l’arcivescovo Chmil, il primo salesiano ucraino ad essere mandato in missione in Argentina, si devono lasciare le parole a Papa Francesco stesso, che lo ha ricordato incontrando il 9 novembre 2017 la comunità del Collegio Ucraino San Giosafat a Roma.

In quell'occasione, Papa Francesco ha sottolineato che fu padre Chmil “ad insegnargli ad assistere alla Messa di rito ucraino, aprendolo ad una ‘liturgia diversa’”.

Andrea Gagliarducci / ACI Stampa

CITTÀ DEL VATICANO, 12 gennaio, 2018

 
 

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