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meetingPointVisitaSSofia26gen2018siciliani 02 755x491.jpg.pagespeed.ce.nGZu2TtklHDurante il periodo comunista, «da un lato la Chiesa greco-cattolica fu la più grande organizzazione religiosa proibita nel mondo e, dall’altro, era la più grande forza di opposizione sociale al sistema sovietico». Inoltre riuscendo a evitare «la tentazione della nazionalizzazione sia durante il periodo comunista sia dopo la sua caduta», è divenuta «la portavoce della società davanti a regimi autoritari, politici corrotti e oligarchi spietati», fino a rivestire un ruolo di primaria importanza nella «rivoluzione della dignità» nel 2014. Partecipando a Varsavia a una conferenza su «La rivoluzione, la guerra e le sue conseguenze», il 16 marzo, con un intervento dal titolo «Il ruolo della Chiesa greco-cattolica nella trasformazione della società ucraina», l’arcivescovo maggiore di Kiev-Halyč, sua beatitudine Sviatoslav Shevchuk, ha richiamato l’attenzione sulla guerra in corso, di cui «sfortunatamente... si parla troppo poco».

«Ogni giorno muoiono i soldati e i civili. E questa situazione va avanti da diversi anni. La Chiesa deve diventare la portavoce di coloro a cui la voce è stata tolta, deve parlare a nome di coloro la cui legge è stata infranta. In questo contesto, vi invito alla cooperazione appellandomi alla solidarietà con la società ucraina nelle sue aspirazioni filo-europee».

 

Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kiev-Halyč

Introduzione

Dopo aver intrapreso la strada delle trasformazioni economiche e politiche insieme agli altri paesi dell’Europa centrale e orientale, negli ultimi 25 anni l’Ucraina ha vissuto radicali cambiamenti sociali e politici nel passaggio da uno stato totalitario a quello democratico. Durante il periodo comunista lo sviluppo della società civile non fu possibile a causa del monopolio del partito che esercitava un incessante controllo su tutto e tutti. Sebbene esistessero alcune forme istituzionali di aggregazione sociale, esse erano di stampo statale, completamente subordinate alle autorità. Una specie di eccezione costituì, ai tempi dell’Unione Sovietica, la Chiesa greco-cattolica. Nonostante il fatto che nel 1946 questa Chiesa fosse dichiarata fuori legge, attraverso le attività delle sue strutture clandestine essa contribuì a gettare le basi della società civile. L’atteggiamento risoluto dei fedeli e del loro clero durante le persecuzioni fu uno dei fattori importanti che favorirono o, addirittura, plasmarono i cambiamenti socio-politici nel paese.

Da un lato la Chiesa greco-cattolica fu la più grande organizzazione religiosa proibita nel mondo e, dall’altro, era la più grande forza di opposizione sociale al sistema sovietico. Nonostante la soppressione, per oltre 40 anni la Chiesa continuò a lavorare in clandestinità grazie a un sistema ben sviluppato di seminari, monasteri, parrocchie e gruppi giovanili segreti, mentre dopo la sua legalizzazione, nel 1989, gradualmente ampliò il suo campo di attività nell’ambito delle libertà diventate disponibili.

La rottura del sistema politico portò alla decadenza delle vecchie strutture statali, e con ciò cambiò anche la posizione della Chiesa. Se nel periodo della dittatura comunista essa era stata in opposizione al potere, dopo il ripristino dell’indipendenza l’Ucraina cominciò a sostenere le iniziative comunitarie a favore del rispetto per la libertà, la verità, la giustizia e la solidarietà e, soprattutto, per la dignità della persona umana. Uscita dalla clandestinità dopo lunghi anni di condanna all’oblio, la Chiesa greco-cattolica ucraina diventò una delle comunità socio-religiose dell’Europa centrale e orientale in forte crescita.

Attualmente essa rappresenta la terza Chiesa più grande in Ucraina, e la più grande Chiesa cattolica orientale del mondo. Dopo l’esperienza di ateismo di stato, nei primi anni Novanta – quando l’Ucraina riacquistò la sua indipendenza grazie a un ampio sostegno sociale – ci fu un grande risveglio religioso. A quei tempi la Chiesa conservava la sua posizione di neutralità nei confronti dello stato, e non veniva coinvolta dai partiti politici. Anzi, in considerazione della propria cattolicità, essa aveva un carattere universale e manteneva i rapporti con tutto il mondo, acquistando peso anche nell’ambito internazionale.

La Chiesa riuscì a evitare la tentazione della nazionalizzazione sia durante il periodo comunista sia dopo la sua caduta, divenendo così la portavoce della società davanti a regimi autoritari, politici corrotti e oligarchi spietati. Essa intraprese l’attività nel campo della formazione spirituale, dell’organizzazione delle associazioni religiose e dell’assistenza ai bisognosi. Le attività della Chiesa all’interno della società civile nei primi anni Novanta riguardavano anche il sostegno ai prigionieri, l’organizzazione della cappellania militare e ospedaliera, gli aiuti economici e la diffusione del volontariato. Un altro tipo di attività civica della Chiesa fu rappresentato dall’attività didattica ed editoriale, che prevedeva la gestione di scuole di vario genere e di biblioteche, nonché l’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione di massa. Queste forme organizzative delle persone rappresentavano gli elementi con cui la Chiesa cercava di definire il proprio ruolo e posto nell’evangelizzazione e nella diffusione della scienza sociale.

Lo sviluppo della società civile in Ucraina

Durante l’esistenza dell’Unione Sovietica – sia nella sua area sia nei paesi da essa dipendenti –, la società civile non aveva la possibilità di sviluppare liberamente la sfera delle relazioni interpersonali. Gli stati autoritari escludevano a priori le iniziative sociali autonome, arrogandosi il diritto di essere l’unico portavoce dei cittadini, e si consideravano la personificazione degli interessi sociali. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica la società cominciò il suo graduale cammino verso la democratizzazione. Il monopolio del potere cessò di essere onnipresente, e lo spazio delle libertà civili fu notevolmente ampliato.

All’inizio ci furono ancora alcuni tentativi di limitare le libertà e le autonomie, ma gradualmente nacquero nuove iniziative sociali, completamente indipendenti e spontanee. L’attività civile pian piano aumentò, comparvero dei nuovi leader che avviarono i cambiamenti sociali diventati uno strumento importante per una trasformazione sempre più efficace. Sulle rovine dell’Ucraina sovietica nacque una nuova classe politica. Il potere nel paese fu rilevato dai ricchi oligarchi che provenivano dall’ex establishment del partito e si appropriarono della proprietà dello stato. Grazie ai mezzi potenti che avevano a disposizione, stabilirono le loro regole del gioco, creando partili politici subordinati ai loro interessi.

A oggi non è stato fondato nessun partito politico in grado di esprimere pienamente gli interessi dei cittadini comuni. L’oligarchizzazione della politica di volta in volta causò dei disordini e delle proteste sociali, dovuti soprattutto alla violazione dei diritti civili. La gente iniziò a uscire nelle strade e nelle piazze delle città per resistere ai flagranti abusi. L’ultima «rivoluzione della dignità» del 2014 è uno degli esempi di mobilitazione sociale attorno ai valori civici e morali, quando la società si schierò a difesa dei suoi diritti e chiese un’azione univoca da parte dei politici. La società passo passo cominciò a difendere la sfera privata dalle ingerenze dello stato, a controllare le azioni intraprese dai politici e a fondare le istituzioni che potessero rappresentare gli interessi della collettività. Arrivarono le iniziative dal basso che portarono all’attività sociale e alla nascita di associazioni e di organizzazioni informali.

La società ucraina iniziò a sperimentare un momento speciale, con il vasto movimento civile, ma non mancarono anche le tensioni interne. Dopo l’«Euromaidan» si avviarono vivaci iniziative sociali e comparvero persone e organizzazioni attive nella sfera pubblica. Come espressione della corresponsabilità per lo stato possono essere considerate varie associazioni di volontariato, che agiscono indipendentemente dalle strutture statali e sono l’espressione dei bisogni civici.

La grande piaga fu, per la nascente democrazia ucraina, il deficit di legami sociali, la mancanza di fiducia e di volontà di offrire aiuto disinteressato. La solidarietà sociale assumeva spesso un aspetto negativo, cioè era diretta contro qualcuno o qualcosa, e non era una solidarietà costruttiva a favore dello stato orientata a costruire standard di vita migliori. Le basi attualmente emergenti della società civile hanno rivelato un maggiore coinvolgimento nelle attività per il bene comune. Sempre più spesso, la partecipazione alla vita pubblica viene considerata un servizio, e non una fonte di profitto o l’arena per le lotte politiche o personali. E notevolmente cresciuta la partecipazione pubblica alle organizzazioni non governative per il sostegno alle vittime dell’annessione della Crimea e della guerra in Donbass.

La solidarietà sociale ha abbracciato ambiti molto ampi anche se, a prima vista, è invisibile ed è difficile a volte notarla o definirla. Nella maggior parte delle situazioni, le persone si mobilitano autonomamente di fronte all’indifferenza delle autorità e della comunità internazionale. Gli ucraini hanno capito che se non si aiutano da soli, se non difendono il proprio stato, nessuno li aiuterà. E questa consapevolezza ha risvegliato in loro la solidarietà spontanea, solidarietà lontana dagli slogan politici e nazionali.

L’aggressione esterna da parte della Russia ha consolidato e unito ancora di più la società ucraina. L’Ucraina – suddivisa geograficamente in molte regioni, ognuna delle quali possiede la propria storia, in qualche modo separata, a seconda dell’appartenenza passata alla Russia, alla Polonia, all’Austria, all’Ungheria e alla Romania – di fronte alle minacce si è unita, nonostante l’uniformazione delle differenze regionali, mentali e linguistiche sia ancora incompleta. Lo shock causato dagli eventi di Maidan e dalla guerra in Crimea e nel Donbass ha risvegliato una «nuova coscienza sociale», basata su un accordo socio-politico. Questo contratto sociale informale ha coinvolto tutti i gruppi etnici presenti in Ucraina: ucraini, russi, polacchi, ungheresi, romeni, ebrei, greci, bulgari. Tutti al momento della minaccia sono diventati attivi a difesa dei loro beni e delle loro famiglie.

Il ruolo delle Chiese nella formazione della consapevolezza sociale

Nelle condizioni di radicali cambiamenti socio-politici, la posizione e il ruolo della Chiesa sono cambiati. I manifestanti di Piazza Maidan aspettavano il sostegno delle Chiese, che comparivano come strutture alternative della società civile, ben organizzate e strutturate, e indipendenti dalle autorità e dagli oligarchi. Pertanto la Chiesa ha dovuto riformare la sua posizione attuale, passando dall’essere in opposizione all’attuale sistema politico, al sostegno del nascente movimento sociale e trovando il suo posto nella nuova realtà.

Nella nuova situazione socio-politica, la Chiesa ha iniziato a sostenere spiritualmente l’attività civica tra i manifestanti. Tutto ciò che avveniva nella vita sociale richiedeva cooperazione e fiducia reciproca. La Chiesa greco-cattolica e altre confessioni hanno sostenuto i presenti in Piazza Maidan, rafforzando il senso di unità e identità tra le persone e dando risposte a domande fondamentali sul significato della vita. La Chiesa non poteva essere il principale motore della trasformazione in corso della società ucraina. Il suo ruolo era piuttosto indiretto: ha agito modellando gli atteggiamenti umani, contrastando la creazione di una «società senza regole» e stimolando la «società etica».

Una domanda frequente che i manifestanti si ponevano, era: perché soffriamo? Il sacrificio della nostra vita ha qualche significato? Che cosa ci succederà? I leader sociali non erano in grado di dare una risposta a questi dubbi. I sacerdoti, che cercavano di aiutare le persone a trovare le risposte a queste domande esistenziali, indicavano loro una prospettiva di speranza. Cercando di adempiere alla sua missione sociale, la Chiesa greco-cattolica ha innanzitutto predicato la necessità di rispettare i principi di base che governano la convivenza dei cittadini. Riconoscendo la sovranità dello Stato, la Chiesa ha voluto condurre un dialogo costruttivo con le sue varie istituzioni. L’obiettivo da seguire era il servizio alla società al meglio delle sue potenzialità e all’interno delle sue competenze.

Questo significato dell’attività della Chiesa sembra essere importante sia in Ucraina sia in altri paesi dell’Europa centrale e orientale sottoposti a un turbolento processo di trasformazione e di modernizzazione sociale e alla costruzione delle basi per la società civile. Tra i valori che la Chiesa difendeva c’erano: la dignità della persona umana, la santità della vita, il ruolo della famiglia, l’importanza dell’educazione e dell’istruzione, la libertà di parola e di religione, la difesa dei diritti degli individui e dei gruppi, la cooperazione per il bene comune e il potere concepito come servizio. Parlando delle questioni pubbliche, la Chiesa non intendeva occuparsi di politica, ma cercava di portare a questa dei valori etici. Le sfide attualmente affrontate dalle Chiese in Ucraina riguardano, senza dubbio, il ruolo sovra-politico di carattere etico e sociale clic accetta l’autonomia della sfera politica e, allo stesso tempo, esprime il primato dell’uomo sull’intero ordine della vita sociale, politica ed economica.

Dopo la disposizione delle autorità di sparare contro i manifestanti di Piazza Maidan, vi fu una totale sfiducia nei confronti dei politici, sia quelli precedenti sia quelli attuali. Ecco perché i leader religiosi cercarono di essere vigili dirigendo il potenziale sociale in modo tale da prevenire l’anarchia. Insieme al patriarca di Kiev Filarete, subito dopo le proteste di Piazza Maidan abbiamo istituito un Forum nazionale chiamato «Trasformazione dell’Ucraina».

Molte persone hanno salutato questa iniziativa assumendo le proprie responsabilità organizzative. Abbiamo creato un Consiglio di sorveglianza senza il coinvolgimento dei politici. I membri del Forum sono persone credenti di diverse confessioni e religioni, e anche non credenti. Alle riunioni trimestrali invitiamo anche i rappresentanti delle organizzazioni non governative. Come in Piazza Maidan, l’iniziativa e il programma degli incontri vengono preparati al momento, perché l’aspetto più importante è per noi l’impegno personale. Da parte nostra offriamo un’opportunità d’incontro e buone condizioni per la cooperazione. Il Forum non ha un unico leader a capo, e le attività del suo team sono coordinate da un segretariato congiunto. Insieme vogliamo creare un concetto di stato e incoraggiare la società a un nuovo consenso nazionale.

Per un anno i politici e i rappresentanti delle autorità non ci hanno prestato l’attenzione. Tuttavia col tempo si sono resi conto che per ottenere la fiducia sociale devono accettare questo progetto e iniziare a contare su di esso. Recentemente, sia il presidente sia i rappresentanti del governo hanno iniziato a dialogare con il nostro team. Nella consapevolezza pubblica si sta pian piano diffondendo la convinzione che un «leader ideale» non esiste, e il futuro dello stato dipende dal coinvolgimento sociale e dall’attività dei cittadini stessi. Le soluzioni proposte dall’esterno non saranno efficaci fino a quando la stessa società ucraina non elaborerà il proprio progetto di sviluppo statale. La Chiesa non ha il diritto di prendere parte ai giochi politici, perché il suo compito è quello di diffondere il messaggio del Vangelo, e il suo strumento utile è rappresentato dall’insegnamento sociale della Chiesa. Se vogliamo formare una società equa, combattere la corruzione, liberarci dall’esercizio autoritario del potere, dobbiamo assumerci la responsabilità per l’attuazione della dottrina sociale, consapevoli di poterne subire le conseguenze.

In Ucraina il numero di sfollati raggiunge i due milioni, il valore della valuta nazionale è sceso, i prezzi dei prodotti crescono ogni giorno e le retribuzioni sono rimaste allo stesso livello. Nonostante le difficoltà, la solidarietà sociale tra le persone non sta diminuendo. È difficile spiegare il fenomeno dell’auto-organizzazione sociale che aiuta i rifugiati, li sostiene e raccoglie fondi per guarire i feriti. I soldati chiamati al servizio militare dovevano pensare da soli all’equipaggiamento, perché l’esercito forniva solo armi. Capitava che le mogli delle persone mandate nelle zone di operazioni militari andassero all’estero per acquistare dei giubbotti antiproiettile, che poi portavano oltre il confine nascosti sotto i vestiti.

Un grosso problema per l’Ucraina moderna è rappresentato dalla corruzione, che era uno degli strumenti più importanti di Mosca per mantenere il controllo negli stati post-sovietici. Attualmente viene fatto un tentativo di combattere la corruzione a livello statale, ma è anche necessario combatterla a livello personale. La tolleranza di alcune manifestazioni di corruzione nei rapporti interpersonali è la conseguenza dell’atteggiamento dovuto al meccanismo di difesa contro lo stato totalitario, considerato straniero e ostile. Qui bisogna lavorare sul cambiamento di coscienza, in modo che ogni cittadino sia convinto che l’Ucraina non è per lui uno stato straniero, ma uno stato che lo difende, che garantisce il suo futuro, la sua sicurezza e prosperità.

La grande politica di oggi è il populismo che innesca gli istinti più bassi legati all’odio e alla lotta. Questo stile rappresenta una grande minaccia, perché non persegue la verità e il bene sociale, ma provoca tensioni e conflitti il cui unico scopo è rimanere al potere. La politica del populismo è cieca e miope perché crea un terreno fertile per le provocazioni e gli slogan radicali.

La propaganda aggressiva russa, che ha portato all’annessione della Crimea e in seguito della guerra ha causato la morte di molte persone nel Donbass, sostiene i populisti e istiga l’odio in vari posti in Europa. Essa finanzia i nazionalisti estremi, accende e sostiene i conflitti. Lo fa in Ucraina e in Polonia, ma anche in Francia e in Grecia. È ben chiaro che le azioni anti-ucraine, verificatesi di recente in Polonia, provengono dalla stessa fonte della guerra in Donbass. La diffusione dell’odio, la menzogna e la manipolazione dei fatti sono i suoi principali strumenti di lotta. Tutto questo dovrebbe essere contrastato attraverso azioni volte alla comprensione e alla riconciliazione tra le nazioni. Colui che conduce il dialogo e sta lottando per un vero accordo non è affatto più debole di quello che attacca. Al contrario, chi è in grado di mantenere la pace anche di fronte alla guerra, è anche in grado di vincere in questa lotta, e di vincere inoltre la causa che conduce a questa guerra.

Se pensiamo alla vera trasformazione dell’Ucraina in uno stato democratico, dobbiamo muoverci verso la solidarietà e la sussidiarietà, in modo che lo stato non controlli tutto. Bisogna assicurare lo sviluppo dell’imprenditoria privata e della classe media, che consentono ai cittadini di elaborare le misure adeguate per garantire una vita dignitosa. Bisogna finirla con il paternalismo dello stato nello stile comunista. Per raggiungere questi obiettivi sono necessari gli strumenti adeguati, e uno di questi è rappresentato dall’educazione e dalla scienza. Senza le università non sarà possibile formare una nuova generazione, in grado di assumersi la responsabilità per lo stato. Ecco perché il card. Husar istituì l’Università cattolica di Lviv: la prima università cattolica nell’area dell’ex Unione Sovietica. Nell’università di nuova costituzione vengono create le condizioni per la formazione dell’élite politica che vede i propri doveri come servizio sociale. Se la giovane generazione non impara a tenere un giornale in una mano e la sacra Bibbia nell’altra, non sarà mai in grado di avviare il dialogo sociale necessario per l’attuazione delle riforme.

Abbiamo bisogno di giovani imprenditori che svolgano le loro attività guidati dai principi dell’insegnamento sociale della Chiesa, diventando veri leader dello sviluppo economico dell’Ucraina. In questa università è in funzione anche una scuola di giornalismo, perché la presenza dei media nel mondo moderno è una questione di essere o non essere. Se la Chiesa non è presente nello spazio dell’informazione, sarà emarginata e privata degli strumenti per l’evangelizzazione. L’Università cattolica di Lviv è un’università sovra-confessionale, aperta a tutti. Il suo dialogo missionario con le giovani generazioni è molto importante, come lo è anche lo studio dei cambiamenti sociali di oggi.

L’Ucraina sta entrando in una nuova fase di sviluppo, e sta acquisendo una grande esperienza di dolore e di speranza che può condividere con i suoi vicini in Occidente e in Oriente. In Ucraina stiamo assistendo alla nascita di qualcosa di nuovo. Questo fatto ci riempie di ottimismo, perché ciò che sta nascendo davanti ai nostri occhi è una nuova vita, migliore di quella precedente. La società ucraina da anni combatte per il suo degno futuro con coraggio e onore, e questo è un grande miracolo e una vera benedizione di Dio. Nonostante le nuove sfide e difficoltà, la speranza in noi è viva perché vi sono visibili molti cambiamenti positivi e irreversibili.

Sfortunatamente, della guerra in Ucraina si parla troppo poco. Ogni giorno muoiono i soldati e i civili. E questa situazione va avanti da diversi anni. La Chiesa deve diventare la portavoce di coloro a cui la voce è stata tolta, deve parlare a nome di coloro la cui legge è stata infranta. In questo contesto, vi invito alla cooperazione appellandomi alla solidarietà con la società ucraina nelle sue aspirazioni filo-europee.

Nella versione italiana a cura del Segretariato dell'arcivescovo di Kiev-Halyc.

Il Regno – Documenti, 7/2018, pag. 254.

 
 

Sviate Pysmo

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